Mr. Holmes, ecco chi si nasconde dietro al personaggio inventato da Conan Doyle

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:03

Sherlock Holmes è uno dei personaggi di fantasia più longevi di sempre, nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle. Ha appassionato intere generazioni di lettori, ma ha saputo anche ispirare sviluppatori di videogiochi, sceneggiatori di fumetti (qualcuno ricorderà il personaggio disneyano Ser Lock), scrittori e soprattutto registi. Ed è infatti il mondo del cinema (oltre che della fiction televisiva) che negli ultimi anni ha ritrovato in Sherlock Holmes un personaggio da cui prendere spunti per storie avvincenti ed enigmatiche.

Proprio in questi giorni, è stato presentato al Festival internazionale del cinema di Berlino Mr. Holmes, film drammatico liberamente ispirato dal romanzo “Un impercettibile trucco della mente”, in cui il protagonista è uno Sherlock Holmes ormai vecchio, che a 93 anni conduce una vita abbastanza tranquilla nella sua casa in Cornovaglia, ma con il peso di un caso ancora non risolto, il suo. È conscio della sua fama, ma si irrita quando al cinema vede film su di lui con tanti dettagli sbagliati: lui in realtà non portava il cappello, alla pipa preferiva il sigaro. Dettagli che lui non avrebbe certo trascurato per ricostruire la verità.

Ma se tutto questo è ovviamente finzione, chissà che cosa avranno pensato gli uomini reali da cui Conan Doyle si è ispirato per inventare il suo Sherlock Holmes. Perché se c’è un aspetto poco noto in tutta questa vicenda, è il fatto che lo scrittore scozzese non si è inventato di sana pianta il personaggio dell’investigatore più astuto di tutti i tempi: pare infatti che almeno due individui dell’epoca abbiano molti, troppi tratti in comune con Mr. Holmes.

Nel 1877, all’età di 18 anni, Doyle studiava medicina all’Università di Edimburgo e fu un professore di nome Joseph Bell a colpire la sua attenzione. Le lezioni di Bell erano infatti affascinanti e coinvolgenti e riusciva sempre a stupire i suoi studenti, compreso il giovane Doyle. Secondo quanto lo stesso scrittore ha ammesso nella sua autobiografia, Bell era strabiliante nelle sue abilità deduttive, che gli consentivano non solo di eseguire una brillante diagnosi del paziente, ma anche di capire quale fosse il suo lavoro, il suo carattere, i vizi e molto altro ancora.

Conan Doyle racconta vari aneddoti che mettono in luce le straordinarie abilità del professor Bell e tra questi uno è particolarmente interessante. Si narra che un giorno entrò in aula un paziente che il professore non aveva mai visto prima; dopo averlo osservato attentamente, senza che l’uomo avesse proferito una parola, Bell disse: “bene, tu hai lavorato nell’esercito, ti sei dimesso dalla tua carica non molto tempo fa… eri nel reggimento delle Highland, sottufficiale… sei stato inviato alle Barbados”.

Gli studenti rimasero sbalorditi dalla sua abilità, ma Bell spiegò loro come fu in grado di giungere alle sue conclusioni: “L’uomo era educato, ma non si è tolto il cappello, cosa che non fanno gli uomini dell’esercito. Aveva un’aria di autorità ed è scozzese. Quanto alle Barbados, il suo problema clinico era l’elefantiasi, una malattia che si contrae nelle Indie Occidentali e l’esercito scozzese è presente in quelle specifiche isole”. Insomma, dopo questa semplice spiegazione, viene spontaneo dire “Elementare, Watson!”.

Joseph Bell aveva insomma una capacità di osservazione fuori dal comune, che oggi ormai gli investigatori hanno sempre più raramente e d’altra parte non è nemmeno strettamente richiesta. Le indagini sono in effetti più “scientifiche” e sono poche le professioni in cui questo spirito di osservazione è richiesto. Forse non al livello di Sherlock Holmes, ma anche chi si occupa di selezione del personale deve avere una sorta di “sesto senso” e cercare di capire le reali capacità e potenzialità di chi ha di fronte. Gli stessi commerciali, per poter chiudere accordi vantaggiosi, devono riuscire a studiare bene gli indizi che trapelano da chi siede dall’altra parte del tavolo delle contrattazioni.

Coltivano ancora oggi questa caratteristica di individuare i minimi indizi anche i giocatori di poker, che durante i tornei devono essere in grado di cogliere la minima esitazione, espressione facciale e movimento involontario degli avversari per capire quali sono le loro reali intenzioni e le carte che davvero hanno in mano.

Downey Jr in versione Holmes

Luca Pagano, direttore de La Casa degli Assi, talent televisivo sul poker sportivo creato da PokerStars, è una sorta di Sherlock Holmes odierno che cerca di trasmettere le sue capacità nel corso della trasmissione. Insegna infatti ai concorrenti a non far trapelare indizi agli altri giocatori al tavolo verde, ma allo stesso tempo ad essere investigatori e carpire segreti sugli avversari: insomma, gli allievi di Pagano si trasformano in questo modo in “moderni” Watson.

E lo stesso Conan Doyle, creando il personaggio di Sherlock Holmes, non ha potuto certamente evitare di lasciare indizi su chi fosse il suo ispiratore, per cui ammise chiaramente che l’investigatore Holmes era l’incarnazione letteraria di Joseph Bell. Eppure Holmes era un personaggio complesso e a quanto pare Doyle si ispirò in parte anche a Henry Littlejohn, medico specializzato in medicina forense che risolse alcuni casi giudiziari proprio in collaborazione con il professor Bell.

E infine, non bisogna dimenticare che in Sherlock Holmes c’è anche qualcosa dello stesso Arthur Conan Doyle. A scoprirlo fu proprio il professor Bell, che in una lettera al suo ex allievo scrisse: “Tu stesso sei Sherlock Holmes… e tu lo sai!”. Un aspetto, questo, che non poteva certo sfuggire ad un abile ricercatore di indizi come Joseph Bell.

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