Confesercenti: Mamme al lavoro? Poco più di una su due

Mamme al lavoro

 

Le mamme lavoratrici italiane non se la passano bene. A ricordarlo è stata Confesercenti che, rifacendosi ai dati dell’Istat, ha evidenziato come, nel nostro Paese, lavori solo il 54,3% delle donne che hanno messo al mondo uno o più figli. Una percentuale destinata a scendere al 37,4% al Sud e a salire al 61% al Centro e al Nord.

E la vita si fa ancora più dura per quelle mamme che hanno scelto di intraprendere un’attività professionale indipendente e che, in Italia, rappresentano una quota davvero risicata, pari al 15,7%. Il tutto nonostante il tasso di occupazione femminile, tra il 2013 e il 2014, abbia subito una frenata d’arresto più contenuta rispetto a quella maschile: rispettivamente -1,3% e -8,2%. Ma non facciamoci troppe illusioni: il numero delle donne che lavorano in Italia non è calato in maniera vertiginosa solo perché molte over 50 hanno dovuto continuare a lavorare (per effetto della riforma Fornero) e per il contributo apportato dalle donne straniere.

“Il problema della mancata valorizzazione del capitale umano ed occupazionale rappresentato dalle donne, soprattutto quelle più giovani – ha sottolineato il presidente di Impresa Donna Confesercenti, Patrizia De Luise – si traduce nella perdita di una fonte straordinaria di crescita. Non si tratta solo di una questione di pari opportunità: investire sull’educazione, formazione e inserimento delle donne nel mondo del lavoro e nei ruoli decisionali rappresenta una strategia economica vantaggiosa e di successo per ridare slancio alla competitività e produttività del nostro Paese”.

“Al governo ed alle istituzioni – ha continuato De Luise – chiediamo con forza di potenziare le politiche di inclusione sociale ed economica delle donne e tutti quegli strumenti necessari per favorire la creazione e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, incentivando le politiche di conciliazione attraverso lo sviluppo dei servizi per il welfare per le lavoratrici autonome, incoraggiando l’avvio di nuove attività d’impresa nei settori ad essi collegati e favorendo – ha concluso la numero uno di Impresa Donna Confesercenti – l’accesso al credito, più difficile ed oneroso per questa tipologia di imprese”.