Cgia Mestre: le grandi opere dai grandi costi (sempre in aumento)

Grandi Opere

 

Il posto lasciato vacante da Maurizio Lupi al ministero delle Infrastrutture potrebbe essere occupato da Graziano Delrio. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio è dato, infatti, per favorito nella corsa al dicastero più pesante (insieme a quello dell’Economia e del Lavoro) di tutto il governo. Ma non è di questo che vogliamo occuparci quanto piuttosto delle cifre stellari che vengono stanziate per la realizzazione delle cosiddette “grandi opere”.

La Cgia di Mestre ha fatto due calcoli scoprendo che i costi stimati in preventivo non vengono mai rispettati e finiscono per lievitare, molto spesso in maniera incontrollata. Facciamo un passo indietro: nel 2001, il secondo governo Berlusconi approva la Legge Obiettivo che prevede la realizzazione di grandi opere infrastrutturali ritenute strategiche per il nostro Paese. Un piano ambizioso, che contempla investimenti importanti che, nel corso degli anni, sono diventati faraonici.

Qualche esempio? Il costo della tratta ferroviaria ad alta velocità Milano-Bologna-Firenze era stato stimato in quasi 1,3 miliardi di euro, ma alla fine ha raggiunto la cifra di 13 miliardi di euro, con un’impennata del 917%. Un vero e proprio “salasso” si è rivelato anche il  cosiddetto “corridoio Jonico” (la Taranto-Sibari-Reggio Calabria) il cui costo è lievitato, tra il 2001 e il 2014, del 551% (doveva costare poco più di 3 miliardi ma ne sono stati spesi quasi 20). E cosa dire della strada statale n° 38 della Valtellina? La delibera del 2001 prevedeva un investimento di 481 milioni di euro che, dopo 13 anni, sono diventati 2,5 miliardi, con un incremento del 401%.

Ancora: il costo del corridoio 5 Lione-Kiev (la contestatissima Tav) è aumentato del 283,2% mentre quello dell’altrettanto chiacchierato Mose è salito del 33%. Ma a sorprendere di più è il dato che riguarda l’asse autostradale Salerno-Reggio Calabria, che ha fatto registrare lo “scostamento” meno marcato. Il costo iniziale, stimato in quasi 13 miliardi e mezzo di euro, è cresciuto, nel corso degli anni, “solo” del 2,9% superando i 13 miliardi e 800 milioni.

“E’ utile sottolineare – ha spiegato il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – che il risultato emerso dalle comparazioni tra il costo definito nel lontano 2001 e quello sostenuto o previsto in questo momento va preso con le pinze. Non bisogna dimenticare che, rispetto a 14 anni fa, molte infrastrutture hanno subito delle importanti varianti in corso d’opera”. “Tuttavia il dubbio rimane – ha concluso Bortolussi – Come mai in Italia le grandi opere subiscono degli aumenti così importanti in corso d’opera?”. Il mistero rimane, per il momento, insoluto.