Blitz Diaz G8 di Genova: Strasburgo condanna l’Italia per tortura

Oggi la Corte Eudownloadropea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, a seguito del ricorso presentato da Arnaldo Cestaro – tra le vittime della perquisizione all’istituto Diaz di Genova del 21 luglio 2001, alla fine del G8 –, ha condannato l’Italia per tortura in riferimento a quanto avvenne quella notte nel corso del blitz messo in atto dalle forze dell’ordine nella scuola dove dormivano i manifestanti.

Rappresentato dall’avvocato Nicolò Paoletti l’uomo, che all’epoca aveva 62 anni, nel ricorso afferma che quella notte venne barbaramente percosso dagli agenti dei reparti mobili della polizia di Stato al punto che, per le ferite riportate, fu costretto a subire un intervento chirurgico.

Cestaro nel suo appello alla Corte ha altresì sostenuto che i colpevoli di quanto gli è capitato in quella circostanza non sono stati perseguiti correttamente, giacché la legge italiana non prevede il reato di tortura.

Ricordiamo che all’epoca finirono sotto accusa 125 tra poliziotti, dirigenti e capisquadra, per quello che il vicequestore Michelangelo Fournier definì un pestaggio da “macelleria messicana”.

Quella sera i poliziotti, coadiuvati anche da alcuni battaglioni dei carabinieri, fecero irruzione nelle scuole Diaz, Pertini e Pascoli, dove i manifestanti si erano accampati per trascorrere la notte.

L’azione violenta delle forze dell’ordine causò 82 feriti e Mark Covell, un giornalista inglese – la prima persona che i poliziotti incontrarono all’esterno dell’edificio -, fu colpito brutalmente sino a finire in coma.

I giudici della Corte di Strasburgo hanno dichiarato: “Quanto compiuto deve essere qualificato come tortura”, e hanno biasimato il nostro Paese a causa dell’inadeguatezza delle nostre leggi, in particolare della mancanza di una legislazione valida in materia.