Almalaurea: la crisi fa meno male ai dottori

LaureatiLa laurea fornisce ancora un’arma in più a chi cerca di entrare nel mondo del lavoro. E’ questo ciò che emerge dalla corposa indagine di Almalaurea, che ha rivolto l’obiettivo verso i laureati del 2013, a uno e cinque anni di distanza dal conseguimento dell’ambito titolo.

Lo studio ha preso le mosse dall’analisi del contesto generale, che vede il nostro Paese in ritardo rispetto al resto d’Europa (e non solo). Nello specifico: se nel 2013, solo il 22% dei giovani italiani, di età compresa tra i 25 e i 34 anni, risultava laureato, la media europea si attestava al 37% e quella dei Paesi Ocse al 39%.

Ma – come già accennato – chi si laurea ha più chance di chi ha conseguito il diploma che, soprattutto in tempi di crisi, risulta più esposto ai rischi della contingenza. Tra il 2007 e il 2014, infatti, il tasso di disoccupazione tra i laureati è cresciuto dell’8,2% e quello dei diplomati del 16,9%. E non bisogna trascurare il fatto che, mediamente, i “dottori” guadagnano il 50% in più rispetto a chi ha scelto (o è stato costretto) di fermarsi all’istruzione delle scuole superiori.

Ma veniamo allo screening che Almalaurea ha condotto interpellando quasi 490 mila laureati di 65 università italiane. A un anno dal conseguimento del titolo, il 66% dei laureati triennali (o di primo livello) è risultato occupato. Ed è andata anche meglio ai colleghi con laurea magistrale biennale il cui tasso di occupazione ha raggiunto il 70%. Mentre i laureati magistrali a ciclo unico hanno dovuto accontentarsi di un tasso di occupazione del 49%. Quanto al tasso di disoccupazione: per i laureati triennali, nel 2013, ha raggiunto il 26%; per i magistrali biennali il 22% e per quelli a ciclo unico il 30%.

E quanti riescono a ottenere un lavoro stabile? Non molti: il 39% dei laureati triennali, il 34% di quelli magistrali biennali e il 38% di quelli a ciclo unico. Che mediamente guadagnano poco più di mille euro al mese. Più nel dettaglio: i laureati triennali 1.013 euro, i magistrali biennali 1.065 euro e quelli magistrali a ciclo unico 1.024 euro. Cifre che, se paragonate a quelle degli anni precedenti alla crisi, risultano in significativa flessione (rispettivamente del 22, 18 e 17%).

Ma Almalaurea ha deciso di indagare anche sui laureati meno “freschi” intervistandoli a 5 anni di distanza dalla loro festa di laurea. Ecco cosa è venuto fuori: il tasso di occupazione dei laureati triennali e dei magistrali biennali è risultato pari all’86% mentre quello dei magistrali a ciclo unico all’87%. Ancora: il tasso di disoccupazione dei laureati di primo livello e dei magistrali biennali è stato del 9% e quello dei magistrali a ciclo unico del 7%.

Stime tutto sommato confortanti anche sul fronte stabilità lavorativa che è diventata una realtà per il 73% dei laureati triennali, per quasi il 70% di quelli magistrali biennali e per quasi il 78% di quelli a ciclo unico. E le retribuzioni? Crescono, ma neanche più di tanto: un laureato triennale (proprio come uno magistrale biennale) ha messo in tasca 1.350 euro al mese, mentre un laureato magistrale a ciclo unico ha dovuto accontentarsi di 1.300 euro.

L’indagine confezionata da Almalaurea fornisce molte altre informazioni sulla galassia universitaria. I laureati che scelgono di fare uno stage aziendale durante il loro percorso di studi, ad esempio, hanno il 10% di probabilità in più di trovare lavoro. E maggiori chance, il 20% in più, hanno anche i laureati con un’esperienza all’estero alle spalle.

Quanto ai corsi di studio più “redditizi”, dal punto di vista occupazionale: medicina, ingegneria, chimica, farmacia, economia e statistica restano le scelte più felici. Mentre chi punta sulle discipline dell’insegnamento, sulla geo-biologia, sulle materie giuridiche e su quelle letterarie farà più fatica a trovare un lavoro. Soprattutto stabile e ben retribuito.