Corte dei Conti: consumi sempre più giù, come nel 1999

Consumi

 

A nessuno era sfuggito che la crisi avesse messo in ginocchio l’economia nazionale, ma i dati forniti dalla Corte dei Conti, in un documento depositato al Senato, fotografano una situazione davvero allarmante. E di non facile soluzione.

Partiamo dai consumi: secondo la magistratura contabile, dal 2007 al 2014, sono scesi del 7,7%, tornando ai livelli del 1999 (praticamente il secolo scorso). E non è che l’inizio: fatta eccezione per le esportazioni – che hanno fatto registrare una flessione pari “solo” all’1,4% – tutti gli altri indicatori hanno certificato un “passo indietro” impressionante. Il Pil, per esempio, è sceso dell’8,9% rispetto al 2007 e gli investimenti hanno perso 1/3 del loro valore.

E veniamo all’occupazione: durante la recessione, abbiamo lasciato per strada 800 mila unità di lavoro e il tasso di disoccupazione è cresciuto del 6,6%. Ancora: la produttività è diminuita del 2,1%, alzando il costo unitario del lavoro del 12%. E le retribuzioni? Durante i sette anni della crisi, quelle lorde sono cresciute dell’11% (e addirittura del 21% nel settore manifatturiero), ma non ci si illuda perché, in contemporanea, anche i prezzi sono saliti del 12,3%, facendo così scendere dell’1,3% il valore reale dei salari.

Il gap con gli anni della pre-crisi rimane, insomma, importante. Tanto che la Corte dei Conti, a conclusione del documento redatto, ha annotato: “La ripresa che si prospetta conserva un’intensità del tutto insufficiente a recuperare le ampie perdite di reddito e di prodotto subite nel corso della recessione”.