Confcommercio: dagli alimentari ai servizi, ecco come sono cambiati i consumi degli italiani

Confcommercio

 

La Confcommercio ha festeggiato ieri i suoi 70 anni di attività. E ha tracciato un quadro dei consumi delle famiglie italiane che, in questi sette decenni, sono inevitabilmente cambiati.

Se nel 1945 gli italiani appena usciti dalla guerra puntavano, infatti, tutto (o quasi) sull’acquisto di beni alimentari, bevande e tabacchi – che rappresentavano il 79,7% dei loro consumi – tale quota è andata progressivamente scendendo col trascorrere degli anni. Tanto che nel 1965 si è verificato un sostanziale pareggio tra i consumi dei beni alimenti (45,7%) e quelli di altri beni e servizi (45,3%).

Dal 1975, invece, i consumi dei beni terziari hanno preso il sopravvento su quelli dei generi alimentari (56,8% contro 33,9%), inaugurando un trend che, negli ultimi anni, si è fatto sempre più marcato. L’ultima elaborazione dell’Ufficio studi di Confindustria, relativa al 2014, parla infatti di un 75,4% dei consumi orientato su altri beni e servizi e di un 18,1% orientato sui beni alimentari (mentre solo il 6,1% dei budget familiari degli italiani è stato speso per acquistare vestiti e calzature).

Non solo: la Confcommercio ha passato in rassegna anche i dati relativi al Pil e al debito pubblico per abitante scoprendo che, nel 1945, il nostro prodotto interno lordo non andava oltre gli attuali 1.347 euro. Una cifra destinata a crescere col tempo, fino al boom dei 30.365 euro registrato nel 2007. Ma all’aumentare del Pil è corrisposto il vertiginoso aumento del debito pubblico: dai 906 euro di debito per abitante stimati nel 1945 si è, infatti, giunti ai 35.117 euro del 2014. Un fardello pesantissimo, con cui bisogna inevitabilmente fare i conti.