La “buona scuola” non ci convince

LA BUONA SCUOLA

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Abbiamo voluto rivolgere la domanda a un esperto articolista di Torino, il dottor Giacomo Farina, docente di Informatica e responsabile  Risorse Umane freelance di Torino.
Dottor Farina, siamo alle solite. La Buona Scuola non convince nessuno. Cosa ci può dire in merito?
– La scuola italiana negli anni ha dovuto sottostare a leggi e regolamenti prodotti da politici interessati ad altro o, addirittura, incapaci ma ,nonostante ciò, ha saputo mantenere un livello di qualità e di preparazione degli allievi che le hanno spesso permesso di primeggiare nel mondo intero.Il merito è da attribuire, senza alcun dubbio, alla classe docente che, per quanto bistrattata e mal pagata, ha saputo utilizzare bene le leve dell’insegnamento per fornire ai giovani le conoscenze ed esperienze necessarie alla loro vita futura.
Questo anche quando i docenti sono stati costretti a forme di precariato talmente lunghi da farli arrivare quasi alle soglie della pensione senza un inquadramento certo.Ora è in discussione in Parlamento un importante disegno di legge, cui è stato dato il nome “la buona scuola”, che, in teoria, dovrebbe eliminare parecchie magagne.Sembra che finalmente verranno assunti 100 mila insegnanti eliminando così, una volta per tutte la questione del precariato, ma così non è.Si fanno proclami sulle assunzioni per eliminare il dissenso, ma non si dice che da queste assunzioni sono esclusi gli idonei dell’ultimo concorso ed i precari d’istituto, che magari hanno prestato servizio per anni.
Altre persone che all’improvviso si troveranno private del loro lavoro grazie a leggi prodotte senza conoscere bene il mondo in cui devono essere applicate. Ma noi siamo bravi a creare diritti che poi vengono sistematicamente disconosciuti. Siamo riusciti a convincere molti lavoratori ad accettare il pensionamento anticipato negandogli poi la pensione con cavilli vari e producendo, in tal modo, la classe dei cosiddetti “esodati” : gente che non può più lavorare,ma non ha neppure diritto alla pensione maturata.
A che dire poi dell’altra proposta contenuta nel disegno di legge, quella che da la possibilità al Capo d’Istituto di attingere dagli Albi Territoriali senza essere vincolato alla graduatoria?Altro che democrazia! Così si creano, invece, le basi per una dittatura del capo d’istituto, visto che sarà lui che dovrà valutare i docenti e potrà premiarli anche con riconoscimenti economici.
Il docente in sostanza, se vorrà essere valutato bene e magari premiato economicamente, sarà costretto ad assecondare i voleri del suo dirigente scolastico, che con queste leve potrà permettersi di limitarlo ed indirizzarlo anche nella sua linea di insegnamento. In un paese dove il clientelismo ed il nepotismo regnano sovrani questo è il modo migliore per distruggere quello che di buono c’è ancora nella scuola italiana.
Non c’è che dire, proprio un bel decreto di legge. Ma un merito bisogna pur riconoscerglielo : il 5 maggio prossimo per la prima volta dopo molti anni il mondo sindacale della scuola al completo si troverà a manifestare compatto contro le politiche che si vogliono mettere in atto con “la buona scuola”Giacomo Farina

Non c’è che dire, siamo ancora fermi. Si tratta di una “Buona Scuola”,  o di una “buona sola”, come hanno urlato gli studenti in piazza in tutta Italia all’approvazione del disegno di legge?