Whirpool: sindacati e azienda al Mise, al via confronto su esuberi e chiusure

Whirpool

 

Il primo incontro, convocato ieri al ministero dello Sviluppo economico, sulla neonata vertenza Whirpool non ha prefigurato imminenti happy end. Anzi: il confronto tra i sindacati e l’azienda – rappresentata dall’amministratore delegato, Davide Castiglioni – ha assunto toni abbastanza duri che, con ogni probabilità, verranno mantenuti anche nel corso dei prossimi due incontri che si svolgeranno il 5 e l’8 maggio prossimi.

I sindacati hanno ribadito la loro contrarietà al piano industriale del gruppo americano che prevede chiusure ed esuberi, ingaggiando un braccio di ferro che il governo (attraverso il ministero dello Sviluppo economico) dovrà cercare di rendere meno traumatico possibile. “Occorre modificare quel piano per avere una prospettiva di dialogo – ha tagliato corto il segretario nazionale della Uil, Rocco Palombella  Anche la situazione estremamente tesa che si è creata intorno alla vertenza Whirlpool è figlia della mancanza di prospettive per gli addetti, che improvvisamente si sono trovati a rischio i posti e addirittura il sito dove lavorano”.

A rincarare la dose ci ha pensato il segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli“Ci attendevamo dall’azienda un cambio di rotta tradito dalla disponibilità ad aprire un confronto senza pregiudiziali – ha detto – e invece restano le chiusure e i licenziamenti”. “Se volete evitare lo scontro – ha continuato il sindacalista rivolgendosi a Davide Castiglioni – rimuovete chiusure e licenziamenti, a partire da Caserta. Non comprendiamo la logica industriale che ha portato il mirino su Carinaro“. “Non mi scandalizzo per i finanziamenti pubblici – ha concluso Bentivogli nel suo intervento al Mise – ma quando li si accetta, bisogna prendersi anche l’altra parte che si chiama responsabilità sociale dell’impresa, altrimenti il contribuente paga le aziende che licenziano i lavoratori”. 

E la Whirpool? Il gruppo americano che ha assorbito la Indesit non ha negato l’impatto sociale che il piano avrà su alcuni lavoratori italiani, ma ha anche precisato che quello illustrato nelle scorse settimane è il “miglior piano industriale possibile”. Incardinato (tra l’altro) su un ingente investimento di denaro (500 milioni di euro) e su una forte presenza industriale in Italia che dovrebbe far aumentare i volumi di produzione.

E mentre sindacalisti e dirigenti provavano a trattare (con scarsi risultati) nel palazzo romano, i lavoratori dello stabilimento di Carinaro – che rischiano il posto di lavoro – e quelli dello stabilimento di Albacina – che dovrebbero essere trasferiti a Merano – hanno protestato per tutto il giorno.