Bankitalia smentisce l’Abi: a marzo, prestiti in calo

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:03

Banca d'Italia

 

Ricordate il Quantitative Easing? La misura che Mario Draghi ha introdotto a marzo promettendo un’iniezione salvifica di liquidità in Europa? Ebbene, stando ai dati certificati ieri da Bankitalia, non ha prodotto ancora grandi risultati, se è vero (come è vero) che le banche, almeno nel nostro Paese, faticano a concedere prestiti ad aziende e cittadini privati.

Le ultime rilevazioni dei tecnici di Palazzo Koch parlano, infatti, di un calo dei prestiti al settore privato che, a marzo, ha raggiunto l’1,5% su base annua e il 2% rispetto al mese precedente. Meno pesante la flessione dei prestiti concessi alle famiglie che hanno fatto registrare un -0,3% rispetto a marzo 2014 e un -0,4% rispetto a febbraio 2015. E i prestiti alle società non finanziarie? Sono calati del 2,2% in un anno e del 3% in un solo mese.

“Considerato che il 9 marzo è iniziato ufficialmente il piano di acquisti di titoli di Stato, il Quantitative Easing, questi dati sono una vergogna – ha tagliato corto il segretario dell’Unione Nazionale Consumatoti, Massimiliano Dona – Inaccettabili sono, poi, i dati sui tassi di interesse che, nonostante siano in diminuzione, dimostrano come le banche, a fronte di tassi di riferimento ai minimi storici, hanno pensato bene di compensare, innalzando gli spread”.

Non solo: l’associazione a tutela dei consumatori ha puntato l’indice contro l’Abi (Associazione bancaria italiana) che, nei giorni scorsi, aveva diffuso informazioni di tutt’altro tenore, parlando di un vero e proprio boom dei prestiti. Per l’Abi, infatti, nei primi tre mesi del 2015, i mutui sarebbero saliti del 50,4% su base annua. Una percentuale importante, che non ha, però, mai convinto l’Unc: “Considerato che i prestiti delle banche al settore privato avevano registrato, a febbraio, una contrazione su base annua del 2% e a gennaio dell’1,8% e che i prestiti alle famiglie erano calati a febbraio dello 0,4% e a gennaio dello 0,5 – hanno fatto notare dall’Unione consumatori – era impossibile che a marzo ci fosse un’inversione di tendenza con percentuali bulgare come quelle indicate dall’Abi”.