Istat: a maggio consumatori e imprenditori meno fiduciosi

Consumatori

 

C’è un indice che misura il clima di fiducia dei consumatori e uno che attesta quello delle imprese. Ebbene, stando alle ultime rilevazioni dell’Istat, a maggio, sono entrambi in calo. Rispetto ad aprile, infatti, l’indice di fiducia dei consumatori è diminuito di 2,3 punti (passando da 108 a 105,7), mentre quello delle imprese ha perso solo 0,1 punto (passando da 102,1 a 102).

Per essere più precisi: tra i consumatori monitorati dall’Istat, il clima di fiducia economica è passato dal 134 rilevato ad aprile al 129,5 del mese in corso, mentre quello personale è passato da 98,9 a 98,5. E se i consumatori sono in deficit di fiducia per la situazione corrente (l’indice ha segnato una flessione di 0,3 punti in un mese), mostrano ancora più preoccupazione per il futuro, con una flessione di 3.9 punti.

Non solo: anche i giudizi e le attese sull’attuale situazione economica del Paese tradiscono un calo di fiducia. Nel dettaglio: i giudizi sono passati, in un solo mese, da -62 a -65, mentre le attese si sono notevolmente affievolite passando dal 9 registrato ad aprile all’1 rilevato a maggio. E anche le aspettative sulla disoccupazione sono peggiorate; come dire che gli italiani non si fanno più troppe illusioni circa la possibilità di trovare un posto di lavoro fisso (o anche precario).

Non è tutto così nero, invece, dalle parti degli imprenditori. Il clima di fiducia delle imprese dei servizi, ad esempio, ha fatto registrare un lieve miglioramento passando dal 104,5 di aprile al 104,9 di maggio. Mentre scende la fiducia degli imprenditori manifatturieri (-0,5 punti in un mese), degli imprenditori edili (-1,5) e di quelli del commercio al dettaglio (-1,6).

Più precisamente: nel comparto delle costruzioni, migliorano i giudizi sugli ordini e/ o i piani di costruzione ( che passano da -38 di aprile a -37 di maggio), ma peggiorano le attese sull’occupazione (da -12 a -16); nelle imprese manifatturiere, migliorano le attese di produzione (da 10 a 11), ma peggiorano i giudizi sugli ordini (da -11 a -12); nelle imprese dei servizi migliorano le attese sugli ordini (da 3 a 6), ma peggiorano i giudizi ad essi relativi (da 2 a 1) e le attese sull’andamento generale dell’economia (da 8 a 7); mentre nel commercio al dettaglio, peggiorano sia i giudizi sulle vendite correnti (da 3 a 2) sia le attese sulle vendite future (da 26 a 23).