Nigeria: siglata la condanna della mutilazione genitale femminile

Si chiama infibulazione e coninfibulazionesiste nell’asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali e, infine, nella cucitura della vulva – si lascia aperto solo un foro per consentire la minzione e la fuoriuscita del sangue mestruale -, e viene praticata in Sudan, Somalia, Eritrea, Nigeria, Senegal, Guinea, nella penisola araba e nel sudest asiatico.

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), calcola che nel mondo 130 milioni di donne siano state sottoposte a tale orribile mutilazione.

Di origine culturale, l‘infibulazione è legata alle tradizioni dell’antico Egitto, dove ancora, nonostante sia stata vietata dalla legge, viene praticata sull’85 – 95% delle donne; come pure in Eritrea dove, contravvenendo alla legge, ogni anno vengono mutilate circa tre milioni di donne e bambine.

Atta a conservare la purezza “L’asportazione totale o parziale – (brutalmente eseguita senza anestesia) -, degli organi genitali femminili esterni è praticata con lo scopo di impedire alla donna di conoscere il piacere durante il rapporto sessuale e come forma di controllo del desiderio sessuale femminile”.

Negli anni novanta l’Occidente è insorto: in Italia Emma Bonino, ex ministro degli affari esteri durate il governo Letta, affiancata dall’organizzazione “Non C’è Pace Senza Giustizia”, ha pianificato una serie di iniziative, coinvolgendo anche esponenti della politica africana ed europea.

Nel 2009Amnesty International ha intrapreso la campagna End Fgm (Female genital mutilation), contro le mutilazioni genitali femminili, che compromettono irrimediabilmente la salute psichica e fisica di chi la subisce.

Il 20 dicembre 2012 l‘Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione sulla messa al bando universale delle mutilazioni genitali femminili.

Tuttavia si è ancora lontani dalla totale e definitiva eradicazione di questo infame scempio.

Buone notizie arrivano dalla Nigeria che, giorni fa, ha risposto al richiamo dei Paesi occidentali: il presidente Goodluck Ebele Jonathan ha sottoscritto la legge che condanna definitivamente l’infibulazione, alimentando così la speranza delle donne delle tante società africane in cui l’infibulazione è ancora contemplata e sostenuta.