RiguardiAMOli: i Cult in TV – La prima cosa bella

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:24

Il cult di stasera, in programmazione su La5, si può considerare senza dubbio una piccola perla del cinema italiano contemporaneo. Brillante, commovente e senza pretese, La prima cosa bella si racconta attraverso il tratto inconfondibile di Paolo Virzì.

la_prima_cosa_bella(3)Anni ’70. Una madre bellissima, la più bella del Lido Pancaldi, con le lacrime agli occhi, e un padre geloso e violento: ecco il più vivido ricordo d’infanzia di Bruno, quarant’anni, insegnante del liceo. Oggi la madre bellissima è in un letto d’ospedale, malata di cancro. Con un sapiente gioco di rimandi, presente e flashback si alternano per raccontare la storia di mamma Anna e i suoi figli, Bruno e Valeria, dalla fuga dal marito manesco ai numerosi tentativi di rifarsi una vita. Ma Anna è troppo bella e troppo ingenua per non incontrare uomini sbagliati, subire umiliazioni e disavventure nella bigotta e benpensante provincia livornese. Eppure, spinta dall’amore per i suoi bambini, non perde mai il sorriso, il buonumore e soprattutto la speranza. Persino negli ultimi momenti della sua vita, la donna si congeda dai suoi figli cantando.

Bruno, che ha il volto corrucciato di un bravissimo Valerio Mastandrea, è un adulto rimasto adolescente, infelice, pieno di insicurezze, che in passato ha risentito della disgregazione della sua famiglia e dell’ingombrante presenza di sua madre, con la quale vive un rapporto di amore/odio e dalla quale ritorna dopo una lunga latitanza. Occasione, questa, che darà modo a Bruno di fare i conti col suo passato.

Accanto a Claudia Pandolfi che interpreta Valeria, ruba la scena e completa il quadro familiare Micaela Ramazzotti assieme a Stefania Sandrelli, entrambe nel ruolo di Anna in diversi momenti della sua vita.

Paolo Virzì dipinge uno spaccato tutto italiano, figlio del suo tempo nel bene e nel male, ma soprattutto una storia familiare e personale, tanto particolare quanto tipica. Degno rappresentante della commedia all’italiana contemporanea, il regista livornese riesce a trasmettere al suo pubblico il concetto della storia con efficacia e immediatezza, a far coincidere armonicamente semplicità e ricercatezza, a far riflettere senza essere melenso.

Consigliato a chi vuole sorridere e piangere di gusto.

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