Expo: quei licenziamenti preventivi suggeriti dalla Questura

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:35

Expo 2015

 

Il mistero era rimasto fitto per intere settimana, ma ieri il commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, ha rotto gli indugi svelando, che dal giorno dell’inaugurazione (avvenuta lo scorso 1 maggio), l’Esposizione universale di Milano ha accolto 2 milioni e 700 mila visitatori. Un numero che gli organizzatori hanno salutato con entusiasmo, puntando ai 20 milioni che sperano di centrare entro la fine di ottobre, quando i padiglioni chiuderanno i battenti.

Ma c’è chi al grande evento allestito alla fiera di Rho non potrà mai entrare. Per motivi che restano ancora poco chiari. Nelle ultime settimane, diversi lavoratori part-time assunti per trascorrere qualche mese all’Expo hanno, infatti, denunciato casi di licenziamento preventivo. In pratica: dopo la formazione e l’addestramento svolti negli scorsi mesi, è stato loro negato l’accesso al sito. L’altolà è arrivato dalla Questura di Milano che ha scelto di non rilasciare loro il pass d’ingresso costringendo le imprese che li avevano assunti a licenziarli prima del tempo.

Ma per quale motivo? La risposta rimane ancora inevasa. “Le regole d’ingaggio per essere accre­di­tati a Expo 2015 – si sono sentiti rispondere i lavoratori licenziamenti preventivamente – sono dif­fe­renti da quelle di qua­lun­que altro evento, in quanto l’Expo è stata dichia­rata obiet­tivo sen­si­bile, non­ché sito di inte­resse stra­te­gico nazionale”.

Sì, ma perché negare l’accesso a chi ha dimostrato di non avere mai avuto problemi con la giustizia ed è in possesso di una fedina penale pulita? Il riserbo di Expo sulla questione è apparso talmente grande da ricordare la trama di un film di spionaggio. “Per questioni di privacy ha provato a spiegare il viceministro all’Interno, Filippo Bubbicoa Expo non sono comunicate le motivazioni di un eventuale no”. Come dire: la Questura fa i suoi accertamenti e, in base a criteri del tutto discrezionali (almeno in apparenza), ha la facoltà di decidere chi può varcare l’ingresso dell’Expo e chi no.

I pass negati hanno spinto i diretti interessati a ritornare sui loro trascorsi. E in molti hanno ipotizzato che a determinare il niet della Questura siano stati episodi di discutibile gravità come l’aver frequentato i centri sociali o l’aver preso parte a  manifestazioni anti-governative. Congetture che hanno fatto stizzire i sindacati: “Quello che sta emergendo – ha osservato Antonio Lareno, responsabile Cgil per Expo – riporta indietro l’orologio della storia dei diritti al lavoro e sul lavoro ai primi anni ’70 e richiama lo spionaggio sistematico organizzato allora dalla Fiat. Le situazioni che si palesano alla Cgil sono gravi e violano lo statuto dei lavoratori e la legge sulla privacy”.

 

 

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