Confcommercio: più di 10 anni per tornare al Pil pre-crisi

Man on diagram. Crisis. 3d
Man on diagram. Crisis. 3d

 

 

I segnali di una lenta ripresa ci sono, ma se si considera tutto quello che abbiamo perso (in termini di ricchezza nazionale) in questo lungo periodo di crisi, c’è poco da festeggiare. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio che l’Ufficio Studi di Confcommercio ha consegnato, qualche giorno fa, all’Assemblea Generale convocata all’Expo di Milano.

Partendo dai dati inseriti nelle “Note economiche”, i  tecnici di Confcommercio hanno, infatti, parlato del bicchiere mezzo pieno: il Pil  tornato a crescere, nel primo trimestre dell’anno, e l’aumento dei consumi e degli occupati; senza trascurare, però, quello mezzo vuoto: il calo del clima di fiducia di famiglie e imprese. E hanno chiosato: “La ripresa c’è, ma restano dubbi sulla sua intensità”. Perché permangono difficoltà (strutturali e congiunturali) che frenano la ripartenza come lo “spettro delle clausole di salvaguardia che incombono sul futuro fiscale degli italiani”.

E non è tutto: le previsioni di crescita del nostro Pil sono confermate all’1,1% per quest’anno e all’1,4% per il prossimo. Ancora troppo poco, soprattutto se si considera che, in questi lunghi anni di crisi, ciò che abbiamo lasciato per strada è davvero tanto. Tra il 2007 e il 2014, infatti, gli italiani hanno subito una riduzione, in termini reali, del 12,5% per il Pil, del 14,1% per il reddito disponibile e dell’11,3% per i consumi. Quanto ci vorrà per tornare ai valori pre-crisi? I tecnici di Confcommercio hanno fatto i loro calcoli e ciò che è emerso non è affatto confortante: al ritmo di crescita attuale, infatti, le famiglie italiane torneranno a consumare come una volta solo nel 2010. Ed è la notizia migliore perché, per recuperare quanto perso, in termini di Pil pro-capite, dovremo aspettare il 2027 e addirittura il 2032 per riappropriarci del nostro vecchio reddito disponibile.