Lavoro: avviamenti e cessazioni in aumento nei primi tre mesi dell’anno

Contratti

 

La cifra che il Sistema Informativo delle Comunicazioni Obbligatorie del ministero del Lavoro ha voluto mettere in evidenza è quel 2.578.057 che certifica il numero di nuovi avviamenti lavorativi nel primo trimestre del 2015. Una cifra che segna, per quanto riguarda i lavoratori dipendenti e parasubordinati, un aumento del 3,8% rispetto al primo trimestre dell’anno precedente.

La maggior parte delle nuove assunzioni (il 70%) si è registrata nel settore dei Sevizi, dove i nuovi contratti sono aumentati del 4% in un anno, mentre il settore agricolo è rimasto sostanzialmente invariato (nonostante i nuovi avviamenti siano stati oltre 389.850) e quello dell’Industria (che ha fatto registrare un numero di assunzioni leggermente più basso, pari a 386.756 unità) è aumentato del 6,4%, in termini di nuove contrattualizzazioni.

Più nel dettaglio: ad aumentare notevolmente sono stati i contratti a tempo indeterminato, cresciuti del 24,6% in un anno, mentre il tempo determinato si è fermato a un +1,3% e le collaborazioni  e l’apprendistato sono scesi rispettivamente del 15 e del 14,3%.

Fin qui i dati positivi, che fanno gongolare i supporter del Jobs Act. Ma l’indagine del ministero ha contato anche il numero delle cessazioni di lavoro che, nel primo trimestre del 2015, sono state 1.967.604, il 3,4% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Cessazioni che hanno interessato più le donne (1.041.601) che gli uomini (poco più di 926 mila) e coinvolto, con maggiore enfasi, il settore dei Servizi (dove sono aumentate del 4,4% su base annua) e dell’Industria in senso stretto (+2,7%). Mentre risultati più confortanti si sono registrati nel comparto delle Costruzioni, dove le cessazioni sono diminuite del 4,3%, e in quello dell’Agricoltura, con un timidissimo calo dello 0,3%.

Quanto alla tipologia di cessazione: stando all’indagine, è calato del 21,1% la quota delle cosiddette “cessazioni attività” e del 12,3% quella dei licenziamenti. Mentre a salire è stata la quota delle dimissioni (+7,3% in un anno) e delle cessazioni per scadenza naturale del contratto (+6,7%). In termini numerici, a perdere l’impiego, nel primo trimestre del 2015, sono stati 1.314.593 lavoratori, l’1,6% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.