La cultura vince la crisi e genera ricchezza

Io sono cultura

 

A sbugiardare l’ormai epica dichiarazione di Giulio Tremonti – che ai tempi in cui vestiva i panni del ministro dell’Economia, sentenziò: “Con la cultura non si mangia” – arrivano i dati dell’ultimo Rapporto elaborato dalla Fondazione Symbola e da Unioncamere, dal titolo “Io sono cultura”.

Lo studio – che ha passato in rassegna i numeri delle imprese culturali e creative attive nel nostro Paese – ha, infatti, largamente dimostrato che la cultura (intesa in senso lato) può produrre ricchezza. E anche molta. Le oltre 443.200  imprese monitorate nel 2014 hanno, infatti, generato un valore aggiunto di 78,6 miliardi di euro, attivando anche altri settori (come quello del turismo) per un totale di 227 miliardi di euro, pari al 15,6% del valore aggiunto nazionale.

E tutto questo è avvenuto in tempi di crisi, a dimostrazione del fatto che chi ha scelto di puntare coraggiosamente su ciò che molti considerano superfluo ha vinto la sfida. Stando ai dati raccolti da Symbola e Unioncamere, infatti, le imprese che, tra il 2012 e il 2014, hanno investito in creatività hanno accresciuto i loro profitti del 3,2% (mentre le non creative hanno subito una contrazione dello 0,9%) e hanno esportato il 4,3% in più (battendo le non creative che si sono fermate a un più modesto +0,6%).

E i risultati sono stati soddisfacenti anche sul piano occupazionale. Le industrie culturali e creative hanno, infatti, dato lavoro a 1,4 milioni di persone (il 5,9% del totale) e a più di 1,5 milioni (pari al 6,3%), se si prendono in considerazione anche le realtà del pubblico e del non profit. E non bisogna dimenticare che la cultura “ha smosso” anche altri settori dell’economia nazionale, come il turismo. Un dato? I turisti che sono arrivati in Italia nel 2014, lo hanno fatto, nel 37,3% dei casi, perché invogliati da un evento culturale. E hanno prodotto una spesa complessiva di 75,8 miliardi di euro, 28,3 miliardi dei quali legati proprio all’attività di una delle nostre industrie culturali.

Volendo, infine, tracciare una mappa geografica dell’imprenditoria nazionale della cultura, a vincere è senz’altro il Centro dove cultura e creatività hanno prodotto un valore aggiunto di 19,9 miliardi di euro (pari al 6,3% del totale dell’economia locale). A seguire il Nord-Ovest, con oltre 28,2 miliardi di euro (il 5,8% della propria economia) e il Nord-Est, con 17,6 miliardi di euro equivalenti al 5,3%. Si sono fermate, invece, al 4% dell’economia locale, corrispondente a un valore aggiunto di 12,7 miliardi di euro, le imprese culturali e creative del Sud. Ancora: a livello provinciale, è stata Arezzo a posizionarsi meglio (con un valore aggiunto pari al 9,3% dell’economia territoriale), mentre a livello regionale, è il Lazio ad aver tradito la più spiccata vocazione imprenditoriale: qui il comparto della cultura ha prodotto, nel 2014, il 7% dell’intera economia locale.