Confartigianato: Imu e Tasi, stangata per le imprese umbre, campane e siciliane

Imu e Tasi

 

Mala tempora currunt per gli imprenditori italiani. Soprattutto per quelli che hanno un capannone o un laboratorio in Umbria che – entro il 16 di giugno – dovranno pagare l’Imu e la Tasi più alte d’Italia. A rivelarlo una recente indagine dell’Ufficio Studi di Confartigianato.

A fare la differenza sono, come sempre, le aliquote che variano da Regione a Regione. E da Comune a Comune. La media nazionale fissa al 9,97 per mille l’aliquota Imu e Tasi per gli immobili produttivi, ma in molte parti del Bel Paese si pagherà di più o di meno. Qualche esempio? L’aliquota più alta è quella dell’Umbria fissata al 10,34 per mille. Seguono quella della Campania (10,19 per mille) e della Sicilia (10,16 per mille). Cosa vuol dire concretamente? Che possedere un capannone o un laboratorio industriale in una di queste tre regioni non è affatto un affare, almeno dal punto di vista fiscale. A passarsela meglio di tutti sono, invece, gli imprenditori della Valle d’Aosta, ai quali è stata applicata un’aliquota dell’8,16 per mille. Ma non è andata male neanche ai friulani (8,97 per mille) e ai sardi (9,05 per mille).

E a livello comunale? I più tartassati sono gli imprenditori di Trieste, con un’aliquota del 10,99 per mille, seguiti da quelli di Lucca (10,57 per mille) e di Terni (10,54 per mille). Imu e Tasi saranno, invece, più leggere per gli imprenditori di Aosta (8,16 per mille), per quelli dell’Ogliastra (8,19 per mille) e per quelli di Oristano (8,25 per mille). E non finisce qui. Stando all’indagine di Confartigianato, negli ultimi due anni, gli imprenditori italiani hanno subito un rincaro del 18,4% della tassazione sugli strumenti di lavoro (i macchinari). E hanno dovuto pagare mediamente 138 euro in più per gli immobili produttivi.

“Su laboratori, macchinari e capannoni – ha commentato il segretario di Confartigianato,  Cesare Fumagalli  si concentra un prelievo fiscale sempre più forte, aggravato dalle complicazioni derivanti dalla giungla di aliquote diverse. E’ assurdo tassare gli immobili produttivi delle imprese come se fossero seconde case o beni di lusso. Come si può essere competitivi con una zavorra tanto pesante sulle spalle? Che fine ha fatto – ha chiesto Fumagalli – l’annunciata riforma della tassazione immobiliare all’insegna della semplificazione e della riduzione delle aliquote?”.