Crescono i “paperoni” nel mondo, soprattutto in Asia

PaperoneChiariamolo subito: il “World Wealth Report” che Capgemini e RBC Wealth Management hanno diffuso ieri non ha niente a che fare con i comuni mortali che, giorno dopo giorno, faticano a far quadrare i conti domestici. Anzi: l’obiettivo delle due agenzie di consulenza si è fermato su quella fetta della popolazione mondiale che non ha mai sentito il bisogno di risparmiare. Tecnicamente si chiamano “High Net Worth Individual” e sono i “paperoni” che, stando ai dati raccolti nel rapporto, continuano a crescere sia per numero che per ricchezza.

Nel 2014 sono aumentati di 920 mila unità, raggiungendo la cifra totale di 14,6 milioni. Una quota irrisoria rispetto ai 7 miliardi della popolazione mondiale, ma nelle cui mani si concentra una ricchezza stimata in 56.400 miliardi di dollari (in crescita del 7% rispetto all’anno precedente).

Il “gruzzoletto” più sostanzioso si trova nel Nord-America che custodisce 16.200 miliardi di dollari (il 9% in più rispetto al 2013). A seguire l’Asia-Pacifico, con 15.800 miliardi (+11% in un anno) e l’Europa, con 13 mila miliardi (+4,6%). Ma il maggior numero di “ricconi” si concentra nell’area dell’Asia-Pacifico dove se ne contano 4,69 milioni (il 9% in più rispetto all’anno precedente); che precede il Nord-America, che ne ospita 4,68 milioni (l’8% in più rispetto al 2013), e l’Europa, che si limita ad averne 4 milioni.

Mentre a livello di Stati, è l’India a guidare la classifica mondiale con il 26% di “paperoni” in più rispetto al 2013 e una ricchezza aumentata (sempre su base annua) del 28%. Secondo posizionamento per la Cina, che ha visto crescere del 17% il numero dei super ricchi e del 19% il loro patrimonio. Mentre negativa è stata la performance dell’America Latina che, nel corso del 2014, ha visto diminuire del 2% il numero degli HNWI e dello 0,5% la loro ricchezza. Quanto all’Italia: in linea con il trend globale, nel Bel Paese il numero dei “diversamente poveri” è aumentato del 7,7% in un anno, raggiungendo le 218.900 unità (erano 203.200 nel 2013).

“Il 2014 – ha spiegato George Lewis della RBC Wealth Management – ha segnato il sesto anno consecutivo di crescita per il mercato High Net Worth grazie ai sostenuti ritorni del mercato azionario e alle favorevoli performance dell’economia che hanno permesso un aumento della ricchezza di circa il 7%, dopo la crescita a due cifre dell’anno precedente. L’Asia-Pacifico – ha precisato Lewis – ha guidato la crescita della ricchezza quest’anno arrivando a superare di poco il Nord-America per diventare il nuovo leader in termini di popolazione HNWI. Guardando ai prossimi anni, ci aspettiamo che l’Europa possa diventare un significativo elemento di impulso dei patrimoni HNWI parallelamente alla sua ripresa economica”.

E se vi state chiedendo cosa ci facciano i “paperoni” del mondo con le loro fortune, sappiate che quasi tutti pensano di destinare almeno una parte dei loro patrimoni ad attività di utilità sociale. Ma non solo: il 27% del campione ha dichiarato di aver investito in azioni, il 26% ha ammesso di conservare liquidità per mantenere il proprio stile di vita (36%) o per mettersi al sicuro, nel caso in cui i mercati riservassero sgradevoli sorprese (31%), il 20% ha preferito investire sul vecchio mattone, il 16% ha puntato sul reddito fisso, mentre il 10% si è avventurato in investimenti alternativi.

Ma non manca, come accennato, il risvolto filantropico: il 92% dei super ricchi interpellati ha, infatti, dichiarato di essere interessato a investire patrimonio, competenze e/o tempo per avere un impatto sociale positivo. Più buoni di così…