Coldiretti: città che vai, pane (caro) che trovi

Pane

 

Dici pane e pensi all’alimento che, in molte tavole italiane, non può mai mancare. Anche in tempi di crisi (e dieta più o meno forzata) come questo. Eppure comprare un chilo di pane a Napoli o a Bologna non è esattamente la stessa cosa, come ha rivelato una recente indagine condotta dalla Coldiretti che ha passato in rassegna i prezzi del mese di aprile.

Ecco cosa è venuto fuori: tra le città monitorate, Napoli è quella più economica. Portare un chilo di pane a tavola, nella città di Pulcinella, costa infatti mediamente 1,90 euro. Praticamente la metà di quanto spendono i bolognesi che, per lo stesso chilo di pane, devono sborsare quasi 4 euro (3,98, per essere precisi). Ma anche Milano vende care le sue “rosette”, con una media al kg stimata in 3,57 euro. A seguire Bari, con 2,81 euro al chilo; Torino, con 2,72 euro e Palermo dove il pane costa mediamente 2,50 euro al chilo.

“La forte variabilità hanno osservato dalla Coldiretti – è una evidente dimostrazione che l’andamento del prezzo del pane dipende solo marginalmente dal costo del grano che è fissato a livello internazionale al Chicago Board of Trade e non mostra quindi differenze tra le diverse città. Peraltro, negli anni della crisi, è crollato del 27% il prezzo del grano riconosciuto agli agricoltori, ma quello del pane ha continuato ad aumentare con un incremento del 6% dal 2007″. “Oggi un chilo di grano tenero – ha aggiunto la Coldiretti – è venduto a circa 21 centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 2,75 euro al chilo, con un rincaro di tredici volte“.

E molto resta ancora da fare sul fronte della trasparenza. “Soprattutto con la diffusione del pane confezionato – hanno sottolineato dalla Coldiretti – servono interventi per garantire una maggiore trasparenza di filiera, a partire dall’obbligo di indicare in etichetta l’origine del grano impiegato ed evitare che venga spacciato come italiano quello importato da Turchia, Kazakistan o altri Paesi”. Anche perché – ha precisato l’associazione degli agricoltori – nel 2014, le importazioni di grano tenero sono aumentate del 17%. A tutto scapito dei fornitori italiani.