Cgia: prestiti a imprese in calo. I soldi della Bce rimangono nelle banche

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:06

Prestiti in calo

 

Ma che ne è stato delle misure che la Bce ha promosso per ridare slancio alle economie nazionali? Le Tltro (Operazioni di rifinanziamento mirato a lungo termine) e il Quantitative Easing (l’iniezione di liquidità disposta da Mario Draghi) hanno sortito gli effetti sperati? Secondo la Cgia di Mestre, nel nostro Paese, no.

Ecco i numeri: da settembre del 2014 a marzo del 2015, stando a quanto rilevato dall’associazione degli artigiani, le Tltro che avrebbero dovuto porre un argine al crollo del credito sono riuscite a fare ben poco. Dei 94 miliardi di euro che la Bce ha erogato alle nostre banche, infatti, solo 3,4 miliardi sono arrivate – sotto forma di credito concesso – alle famiglie, mentre le imprese hanno continuato a penare vedendosi negare 13,2 miliardi di euro di impieghi. In termini complessivi, l’ammontare dei prestiti concessi dalle banche agli italiani è sceso di 9,8 miliardi di euro.

“In buona sostanza – ha spiegato il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussinonostante le iniezioni di liquidità messe sul mercato dalla Bce, i soldi arrivano alle famiglie con il contagocce, mentre il rubinetto del credito alle imprese continua a rimanere chiuso”.

Le cose, insomma, nella cosiddetta “economia reale” non sono affatto migliorate. Anzi: “Il nostro sistema economico – ha continuato Bortolussi – negli ultimi tre anni, ha subito una contrazione nell’erogazione del credito del 9,2% che, in valore assoluto, corrisponde a una riduzione dei prestiti pari a quasi 91 miliardi di euro. Si pensi che nell’ultimo anno, lo stock degli impieghi è diminuito di ben 24 miliardi di euro”.

Ma perché i soldi che la Banca centrale europea trasferisce ai nostri istituti di credito non arrivano agli italiani? Perché le banche di casa nostra preferiscono investire in titoli di Stato. Tra l’ottobre del 2011 e l’aprile del 2015, infatti, la quantità di Bot, Btp, Cct e Ctz detenuta dagli istituti di credito italiani è pressoché raddoppiata, passando dai 208,6 miliardi ai 415,5 miliardi di euro.

Una scelta – quella di prediligere l’investimento in titoli di Stato ai prestiti da concedere alle famiglie e agli imprenditori – che il segretario della Cgia non ha condannato in toto. “Tale operazione non va demonizzata – ha spiegato Bortolussi – A seguito di questi copiosi investimenti nei titoli di Stato, ci siamo riappropriati del nostro debito pubblico, che nel 2011 era per il 44% nelle mani degli investitori stranieri. Oggi, invece, tale quota è scesa al 34%”. “Certo, con più investimenti in titoli di Stato e meno impieghi all’economia reale – ha riconosciuto il segretario della Cgia – non sono state poche le imprese che hanno chiuso i battenti. Pertanto è necessario cambiare rotta. Tuttavia, se da un lato siamo diventati un Paese meno a rischio, non va nemmeno dimenticato che l’acquisto di Bot, Cct e Btp ha consentito alle nostre banche di aumentare il proprio livello di patrimonializzazione, così come richiesto dagli accordi di Basilea”.