Istat: la ripresa c’è, ma non troppo

Ripresa economica

 

Per avere una panoramica generale dell’andamento della nostra economia, è sufficiente consultare la nota mensile che l’Istat ha pubblicato ieri. Una nota che, se da una parte autorizza a non scoraggiarsi troppo, dall’altra non nasconde che i passi avanti fatti fino a questo momento sono più piccoli di quanto ci si aspettasse. “I più recenti indicatori congiunturali – mette nero su bianco l’Itstat – mostrano che la ripresa economica prosegue, ma con una intensità più contenuta rispetto all’avvio dell’anno in corso”.

Tralasciando volutamente tutti gli indicatori che vengono scrupolosamente riportati nel documento, ci limiteremo qui a segnalare che, sul fronte della produzione industriale, le attese per i prossimi mesi prefigurano rialzi per i beni strumentali e stazionarietà nei restanti comparti. E che un cauto ottimismo si registra anche sul fronte delle esportazioni che ha contribuito a far salire la fiducia delle imprese.

Mentre le famiglie italiane continuano a contenersi nella spesa, nonostante il loro potere d’acquisto sia aumentato, mettendo nel salvadanaio quanti più soldi possibili (nel primo trimestre del 2015, la propensione al risparmio è, infatti, aumentata dello 0,8% rispetto al trimestre precedente). Tanta “prudenza” non ha però frenato il clima di fiducia dei consumatori che hanno espresso giudizi più positivi sul clima economico corrente e futuro e sull’occupazione. Mentre continuano a non farsi troppe illusioni sulla loro situazione personale. In pratica è come se gli italiani dicessero: vogliamo credere che le cose si stanno rimettendo in moto, ma nelle nostre case la differenza non è stata ancora percepita.

E veniamo al capitolo più delicato, quello che riguarda il lavoro. Anche qui la fotografia scattata dall’Istat appare chiaroscurale perché, come viene precisato nella nota, “dall’inizio dell’anno, nel nostro Paese, non si è ancora verificata una ripresa stabile dell’occupazione”. Seppure qualche segnale positivo possa essere colto, come quello che riguarda la domanda di lavoro: il tasso di posti vacanti, nel primo trimestre del 2015, è cresciuto di un decimo di punto.

Ancora: tra gennaio e aprile, il tasso di disoccupazione è sceso di sei decimi di punto (rispetto al trimestre precedente), accompagnato da un aumento tendenziale degli occupati (+0,6%) e da una riduzione degli inattivi complessivi (-0,4%). Ma a una riduzione delle persone in cerca di lavoro (145 mila in meno in un anno), si è affiancata la crescita delle forze di lavoro potenziali (324 mila in più), ovvero degli inattivi più vicini al mercato del lavoro. Tra i quali vanno segnalati 52 mila scoraggiati in più, ovvero persone (soprattutto uomini) che hanno smesso di cercare un impiego perché certi – loro malgrado – di non trovarlo. “Si tratta di un segnale da seguire con attenzione – ha chiosato l’Istat – tenendo presente che lo scoraggiamento maschile nella ricerca di lavoro era molto cresciuto nella fase più acuta della crisi (biennio 2012-2013)”.