Censis: gli italiani e il cibo, tra politeismo e disagio alimentare

Italiani a tavola

 

Di cosa piace parlare agli italiani? Di calcio, certo, ma non solo. Ad animare speziate conversazioni (soprattutto a tavola, con gli amici) sembra essere, infatti, anche il cibo, sul quale sempre più connazionali si starebbero specializzando. A certificarlo una recente indagine realizzata dal Censis, dal titolo “Gli italiani e il cibo. Rapporto su un’eccellenza da condividere”, dalla quale è emerso che ben 29 milioni di italiani si autodefiniscono appassionati (ovvero persone a cui piace informarsi e parlare di ciò che mangiano), 12,6 milioni si ritengono intenditori (in grado cioè di sciorinare competenze specifiche) e 4,1 milioni veri esperti.

E tanta preparazione, gli italiani, hanno dimostrato anche in riferimento al vino che vanta, nel nostro Paese, 19,7 milioni di appassionati, 7,2 milioni di intenditori e 1,9 milioni di sedicenti esperti. Numeri che documentano la grande propensione degli italiani per l’enogastronomia nazionale, ma non solo. Perché sempre più connazionali tendono ad accostare al tradizionale piatto di pasta (irrinunciabile ancora per molti) ricette più innovative. Lo fanno 38,5 milioni di italiani che dichiarano di aver appreso (e sperimentato) ricette nuove da ricettari o programmi televisivi. Mentre 29 milioni di persone interpellate dal Censis hanno detto di mangiare con una certa regolarità piatti tipici di altri Paesi europei e 25,7 milioni hanno abbattuto le frontiere (almeno a tavola) gustando piatti etnici lontanissimi dalla nostra tradizionale culinaria.

Ma lo studio ha messo in evidenza anche un altro interessante elemento, relativo a quello che lo stesso Censis ha definito “politeismo alimentare”. E che altro non è se non la capacità degli italiani di alternare al consumo di cibi selezionati in base alla tipicità, al radicamento sul territorio e alla certificazione, quello di prodotti ben meno salubri e garantiti che comprano nei fast food (frequentati con regolarità da 2,8 milioni di italiani) o conservano nei congelatori (ben 34,3 milioni di connazionali non rinunciano, infatti, ai surgelati).

E poi c’è la crisi, che non poteva non impattare anche le abitudini alimentari degli italiani. Stando all’indagine del Censis, infatti, nel 2014, 2,4 milioni di famiglie (pari al 9,2% del totale) non hanno avuto i soldi sufficienti per comprare il cibo necessario. Una percentuale che in soli 7 anni (dal 2007) è aumentata dell’84,8%, con punte particolarmente alte in Puglia (16,1%), Campania (14,2%) e Sicilia (13,3%).

Un “disagio alimentare”che sembra essere correlato al numero dei componenti di una famiglia. Tra il 2007 e il 2014, i nuclei con due figli a carico hanno, infatti, dovuto risparmiare il 15,6% in spesa alimentare, mentre quelli con tre figli si sono visti costretti a tagliare del 18,2%. E se le famiglie con papà dirigente o impiegato sono quelle che hanno sofferto di meno (con una riduzione della spesa alimentare pari al 12,9%), quelle che “campano” con un salario da impiegato sono, invece, quelle che hanno dovuto stringere di più la cinghia, con un risparmio alimentare superiore al 17%.