Informazione siciliana al collasso: in mobilità 16 dipendenti di Antenna Sicilia

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:37

Antenna Sicilia

 

Le buone notizie latitano, in questo periodo, nelle redazioni giornalistiche siciliane. Sopratutto perché molte di loro rischiano di interrompere bruscamente l’attività. Dopo lo stop della storica Telejonica e i licenziamenti annunciati nell’emittente Telecolor, ieri è toccato ai redattori e ai tecnici di Antenna Sicilia incassare il duro colpo. Per 16 di loro è stata, infatti, annunciata la procedura di mobilità.

Antenna Sicilia – tv privata nata, nel 1979, come costola del quotidiano La Sicilia – è diventata la maggiore emittente televisiva regionale, con un indice di circa 800 mila contatti medi giornalieri (i dati si riferiscono al 2009). Un record che, però, non sembra averla messa al riparo dalla crisi. Tanto che la proprietà (gestita dall’editore Mario Ciancio Sanfilippo) ha pensato di razionalizzare i costi, partendo dai lavoratori.

L’annuncio è stato ufficializzato, qualche giorno fa, da Assostampa Sicilia, che non ha risparmiato improperi all’editore. “Ancora una volta – si legge nella nota diramata dal sindacato – la proprietà, riconducibile alla famiglia Ciancio, così come aveva fatto già due anni addietro, ha deciso tagli drastici senza essere in grado di proporre almeno una traccia di piano industriale, una sola idea di rilancio o di tentativo di frenare la corsa verso il burrone, una ipotesi anche misera di tutelare i lavoratori e la stessa ‘mission’ dell’azienda”. “Di fatto – hanno denunciato da Assostampa – vengono così cancellati 30 anni di storia della tv locale, di alte professionalità e di conoscenze, e vengono mortificati decine di lavoratori e di giornalisti che sinora hanno saputo garantire un’informazione di qualità”.

“Ancor più inaccettabile – ha rincarato il sindacato unitario dei giornalisti siciliani – è l’assenza di un qualsiasi confronto coi sindacati che verranno convocati, senza offrire loro alcuna possibilità di negoziato per cercare di salvare i posti di lavoro, ma solo per prendere atto di una decisione già presa da una dirigenza dimostratasi mediocre e protagonista di scelte industriali e organizzative incomprensibili”. 

 

 

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