Istat: nel 2014, gli italiani hanno speso un po’ di più

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Quanto hanno speso mediamente gli italiani per i loro consumi mensili? A fornire la risposta è, ancora una volta, l’Istat che, per il 2014, ha rilevato un valore medio di 2.488,50 euro, in leggero aumento (+0,7%) rispetto a quello dell’anno precedente. Il modesto incremento arriva dopo due anni di calo e si inserisce in un contesto macroeconomico che, tra il 2011 e il 2014, ha fatto registrare una moderata crescita del reddito disponibile e una maggiore propensione al risparmio.

Partiamo dalle spese alimentari per le quali, l’anno scorso, gli italiani hanno sborsato mediamente 436,06 euro al mese. Rispetto al 2013, hanno rinunciato maggiormente alla carne (spendendo mediamente 97,20 euro contro i 99,64 dell’anno precedente), agli oli e ai grassi (13,79 contro 15,16 euro) e alle bevande alcoliche (19,66 contro 20,61 euro), mentre hanno incrementato l’acquisto di piatti pronti (da 9,52 euro del 2013 a 10,5 euro del 2014).

Ancora: dopo tre anni di crescita, il 2014 ha fatto registrare una flessione della quota delle famiglie che hanno economizzato su quantità e qualità dei prodotti alimentari, soprattutto al Centro-Nord, mentre al Sud e nelle Isole si è assistito a un’ulteriore crescita della spesa negli hard discount (dal 12% al 15%).

Ma gli italiani non hanno messo mano al portafoglio solo per mangiare. Anzi: nel 2014, hanno speso mediamente 2.052,44 euro al mese per acquisti extra alimentari, destinando tale budget ai prodotti e ai servizi più diversi. Hanno, ad esempio, incremento l’acquisto di abbigliamento e calzature, di mobili e articoli e servizi per la casa. E hanno speso qualcosa in più (rispetto all’anno precedente) anche per la salute, l’istruzione e la cura della persona. Di contro, nel corso del 2014, i nostri connazionali hanno ridimensionato (per il secondo anno consecutivo) le spese destinate alle comunicazioni, ai servizi ricettivi e alla ristorazione.

E veniamo alla distinzione tra “formiche” e “cicale”. Stando alla rilevazione dell’Istat, i livelli di spesa più bassi sono stati quelli delle famiglie giovani (composte da under 35), mentre gli over 65 si sono rivelati più spendaccioni. Ancora: una maggiore propensione a fare economia è stata tradita dalle famiglie di stranieri residenti in Italia, che sono riuscite a spendere mediamente 1.644,72 euro al mese (circa 900 euro in meno rispetto agli italiani) destinandoli principalmente alla spesa alimentare, per la casa e per le comunicazioni.

E non bisogna trascurare un altro elemento importante, ovvero che vivere in una grande città o in un piccolo centro può fare la differenza. Se nelle aree metropolitane, per dire, la spesa mensile si è aggirata intorno ai 2.723, 92 euro, nei piccoli comuni ha superato di poco i 2.400 euro. Ancora: le spese dei nuclei con il capofamiglia laureato si sono aggirate intorno ai 3.435 euro al mese, mentre quelle con il capofamiglia diplomato si sono fermate a 2.750,59 euro. E se papà è un “pezzo grosso”, è ovvio che si può osare di più: nel 2014, infatti, le famiglie di dirigenti e impiegati hanno speso il 42,5% in più di quelle di operai e assimilati. E tra gli autonomi, gli imprenditori e i liberi professionisti hanno speso il 20,8% in più dei lavoratori in proprio.

E chiudiamo con le differenze geografiche, che non accennano a scomparire. Anzi: il divario tra il Nord e il Sud si fa sempre più profondo tanto che, se in Trentino Alto Adige, la spesa media mensile ha superato, l’anno scorso, i 3 mila euro, in Calabria non ha raggiunto, invece, i 1.758 euro.