Fiducia: cresce tra i consumatori e le imprese

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Cresce il clima di fiducia tra gli italiani. A certificarlo l’Istat che ha rilevato, nel mese di settembre, gli indici più alti degli ultimi 13 anni.

Nello specifico:  il valore della fiducia tra i consumatori è passato dal 109,3 di agosto al 112,7 di settembre.  Mentre l’indice di fiducia delle imprese è salito da 103,9 a 106,2 in un solo mese. Focalizzando l’attenzione sui consumatori, la fiducia per la componente economica è passata da 133,1 a 143,2, mentre quella per la componente personale è passata da 101,4 a 103,6. Ma l’istituto nazionale di statistica è andato oltre rilevando che i giudizi dei consumatori sull’attuale situazione economica del Paese sono migliorati, passando dal -61 registrato ad agosto al -47 di settembre. Cosa vuol dire concretamente? Che se lo scorso mese, la percentuale di italiani pronta a definire migliorato l’andamento economico nazionale si fermava al 15,5%, a settembre è salita invece al 19,2%. E anche il domani appare più roseo, visto che le attese sul futuro economico dell’Italia hanno fatto registrare un avanzamento di 8 punti, da 6 a 14. A scendere verticalmente sono state, invece, le attese sulla disoccupazione (da 25 a 7): segno che gli italiani si aspettano che i nuovi provvedimenti in materia di occupazione sortiscano i loro effetti.

E per quanto riguarda le imprese? Anche per loro, l’Istat ha documentato sostanziali miglioramenti. Il clima di fiducia è, infatti, salito in tutti i settori: dal manifatturiero (passato dal 102,7 di agosto a 104,2 di settembre) al settore delle costruzioni (da 119,5 a 123,3); dal comparto dei servizi (da 110 a 112,2) a quello del commercio al dettaglio (da 107,8 a 108,8). Ma anche qui occorre fare le dovute precisazioni: se tutto scorre liscio nelle imprese manifatturiere e in quelle edili, che hanno espresso giudizi più positivi sugli ordini e manifestato maggiore fiducia sulla produzione e l’occupazione future; qualcosa vacilla, invece, nelle imprese dei servizi che hanno sì tradito un’accresciuta soddisfazione per gli ordini attuali, ma hanno anche mostrato più prudenza (rispetto al mese precedente) sulle attese per l’andamento generale dell’economia. In pratica: gioiscono (moderatamente) per ciò che sta avvenendo in queste ultime settimane, ma pensano che le cose siano destinate a peggiorare almeno un po’. Proprio come le imprese del commercio al dettaglio: i giudizi sulle vendite correnti risultano in miglioramento (da 14 a 16), ma le attese sulle vendite future hanno fatto registrare un piccolo passo indietro (da 29 a 28).