Riforma Senato: Renzi e Grasso fuori sincrono?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:47

riformaMatteo Renzi, si sa, ha fretta di chiudere. Pietro Grasso sembrerebbe, invece, intenzionato a procedere con più calma. E’ su questo dislivello temporale che rischia di consumarsi l’ultimo psicodramma politico, quello incardinato sulla riforma costituzionale che vuole “rifare il trucco” al Senato della Repubblica.

I giochi si sono aperti con il grande “no” pronunciato dalla seconda carica dello Stato agli 80 milioni di emendamenti presentati dal leghista Roberto Calderoli. Un niet intonato per evitare lo stallo, a tutto beneficio del governo. Ma dall’entourage del premier hanno spiegato che la mossa di Grasso è piaciuta solo in parte a Matteo Renzi. Che confidava in un piglio più rigorista, che avrebbe dovuto ridimensionare di molto la mole di emendamenti presentati dalle opposizioni. Grasso ne ha, invece, accolti quasi 400 mila: un numero importante, che rischia di far slittare la deadline del 13 ottobre fissata dal presidente del Consiglio.

I ritmi di discussione in Aula si prefigurano lenti: oggi i lavori si sono “impantanati” sugli emendamenti dell’articolo 1 (quello relativo alle funzioni del Senato) per i quali Grasso ha concesso 19 votazioni segrete. E non è che l’inizio: il clima a Palazzo Madama si farà incandescente nelle prossime ore, quando si arriverà a snudare il nervo più scoperto della riforma: l’articolo 2. Grasso non ha ancora anticipato nulla, ma in molti scommettono che la “guerra fredda” con il premier si tradurrà in un vero e proprio risiko parlamentare. Con il presidente del Senato intenzionato a prendersi i tempi che occorrono e che, ca va sans dire, non coincidono con quelli dell’impaziente Matteo.