Morte Stefano Cucchi: altri 4 carabinieri indagati

Sono Alessdownloadio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro, Francesco Tedesco e Vincenzo Nicolardi gli altri quattro carabinieri indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, arrestato per droga nell’Ottobre del 2009 e deceduto nella cella del reparto carcerario dell’Ospedale Pertini di Roma una settimana dopo il fermo.

Tre dei quattro militari dell’arma, che parteciparono al suo trasferimento in carcere, sono accusati di lesioni aggravate, il quarto di falsa testimonianza, la stessa ipotesi di reato per cui da tempo è indagato l’allora vice comandante della stazione di Tor Sapienza, Roberto Mandolini.

La sera del 15 Ottobre 2009 il 32enne Stefano Cucchi era stato fermato dai carabinieri perché in possesso di alcuni grammi di marijuana, una piccola quantità di cocaina e due pasticche, probabilmente un antiepilettico regolarmente prescritto dal medico.

Stefano fu tradotto in un primo momento nella caserma di via Calice a Roma, poi a Tor Sapienza.

Il ragazzo stava bene senonché l’indomani, in Tribunale per l’udienza di convalida dell’arresto, Stefano si era presentato pieno di lividi e con il volto tumefatto.

Per le lesioni subìte al sacro e alle gambe Cucchi fu ricoverato all’ospedale Fatebenefratelli, dove le radiografie mostrarono anche la frattura di una vertebra lombare.

Cucchi – secondo la ricostruzione della Procura di Roma -, prima di apparire davanti al giudice, era stato brutalmente malmenato dalla polizia penitenziaria.

Trasferito nel carcere di Regina Coeli, il medico del penitenziario registrò un un peggioramento delle sue condizioni di salute. Il referto riportava una “ecchimosi sacrale coccigea, tumefazioni del volto e algia della deambulazione“.

Pochi giorni dopo il trasferimento – il 17 Ottobre -, al reparto penitenziario dell’Ospedale Pertini, la mattina del 22 Ottobre Stefano Cucchi smise di respirare.

L’ultima perizia, svolta dai consulenti nominati dalla Corte di Assise, ha confermato le ipotesi dei periti della Procura: Stefano Cucchi è morto di inanizione – di fame e di sete – ma medici e i infermieri avrebbero potuto salvarlo.

L’accusa di abbandono di incapace, mossa contro il personale sanitario del nosocomio capitolino, nel giugno del 2013 è stata derubricata a omicidio colposo dalla Corte d’Assise.

Nell’Ottobre del 2014, a seguito di una sentenza della corte d’appello di Roma, tutti gli imputati, compresi gli agenti della polizia penitenziaria accusati di aver percosso il ragazzo, sono stati assolti.

La famiglia Cucchi ha fatto ricorso alla Suprema Corte, affinché l’imputazione nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria venisse riqualificata come omicidio preterintenzionale.

Tuttavia i familiari del giovane, dopo aver ricevuto un risarcimento da parte della struttura sanitaria Pertini – nella quale Stefano morì credendosi abbandonato dalla famiglia -, non si sono costituiti in appello nei confronti del personale sanitario inizialmente imputato e poi assolto.