Roma: Marino e la tentazione di amministrare ancora

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:15

MarinoE allora che farà? Tra i sostenitori di Ignazio Marino, scesi ieri in Piazza Campidoglio per chiedergli di ritirare le dimissioni, era questa la domanda che circolava con maggiore insistenza. E già perché il “marziano” della Capitale, il primo cittadino romano “scivolato” su qualche scontrino e osteggiato dall’ala renziana del suo partito, ai supporter che gli hanno chiesto di restare, ha concesso più di una speranza.

“Questa piazza mi dà il coraggio e la determinazione di andare avanti ha esordito Marino – State scrivendo una pagina importante della democrazia di questa città”. E ancora: “Mi chiedete di ripensarci, io ci penso e non vi deluderò“. Parole che sembrano incoraggiare un’unica interpretazione: il chirurgo passato alla politica – che non ha mai accettato l’idea di dover rinunciare alla guida della Città Eterna – trarrà dal sostegno manifestatogli ieri dai suoi sostenitori la forza necessaria per rivendicare il suo ruolo di amministratore. E per continuare a sfidare quel Pd che, invece, lo invita insistentemente a mollare. “Siamo realisti, vogliamo l’impossibile“, ha azzardato Marino citando Che Guevara, lasciando intendere che le dimissioni annunciate non verranno convalidate. Sì, ma con quali conseguenze? Se il primo cittadino di Roma deciderà di ritirare le dimissioni e di rimanere al Campidoglio, si aprirebbe l’ennesimo braccio di ferro con l’Aula consiliare e con il suo partito. Come preannunciato dal senatore del Pd, Stefano Esposito, che nei confronti dell’amministrazione Marino ha usato parole inequivocabili: “E’ un’esperienza finita ha tagliato corto – La posizione del partito è chiara”. E si direbbe inamovibile. Per non parlare degli altri schieramenti (da Fratelli d’Italia al Movimento 5 Stelle) che hanno esplicitamente dichiarato di non volere più Marino alla guida di Roma. La tentazione del “marziano” di amministrare ancora potrebbe, insomma, doversi scontrare presto con la realtà dei fatti. Quale? Al sostegno di un gruppo sufficientemente nutrito di cittadini romani non corrisponde quello dei frequentatori dei Palazzi. Che per un sindaco, risulta indispensabile.

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