“Gettonopoli” a Messina: obbligo di firma per 12 Consiglieri

Una firma per verificare la presenza alle sedute comunali. Questa l’ordinanza grottesca inflitta a 12 consiglieri finiti al centro dello scandalo ribattezzato “gettonopoli” e che vede ancora alla ribalta delle cronache la città di Messina, già duramente provata dall’emergenza idrica di queste settimane.

Oggi è la classe politica cittadina ad essere messa sulla graticola dopo che, alcuni dei suoi rappresentanti istituzionali, sono stati scoperti a pgettonopoliartecipare alle commissioni del Comune con il dichiarato intento di ottenere esclusivamente il gettone presenza: “Io voglio questa c..o di indennità – si lascia scappare uno di loro durante un’intercettazione della Digos – a me di fare le commissioni non me ne fotte niente, io voglio solo l’indennità.” E pur di ottenerla, alcuni fra i più spudorati, andavano a fare delle vere e proprie sedute lampo, come il capogruppo Pd Paolo David che ai lavori è riuscito a presiedere per un tempo record di venti secondi. Un meccanismo che alla città di Messina è costato, solo nel 2014, qualcosa come un milione di euro andati a finire nelle tasche dei loro rappresentanti. Ieri lo scandalo è emerso ed oggi la misura “cautelare” che il procuratore aggiunto Barbaro giustifica così: “Abbiamo considerato soltanto i consiglieri che erano presenti alle sedute per meno di tre minuti. Se avessimo utilizzato un limite di tempo più ampio la cosa avrebbe interessato praticamente tutto il consiglio”.