Summit a Vienna: la “questione siriana” sul tavolo dopo le stragi di Parigi

Si sta svolgendo in queste ore in Austria, in un clima che gli attentati di ieri hanno reso drammatico, il summit fra 17 Paesi convocati per porre fine alla guerra che in Siria imperversa da ormai cinque anni e dalla quale molti dei combattenti dell’Is vengono fuori. Sono presenti anche Stati Uniti, Russia, Iran e Arabia Saudita, nonché l’Onu e la Lega Araba.

conferenza viennaL’intento è quello  di definire una strategia di transizione dal regime di Assad  ad uno più propriamente “democratico”, anche se il nodo della questione pare essere proprio la contrapposizione delle parti dato che Russia ed Iran sono fermamente contrarie alle deposizione del leader sciita. Di avviso opposto, ovviamente, USA e Gran Bretagna, che in questi anni hanno sostenuto (e finanziato) diverse fazioni di guerriglieri anti-governativi. Proprio quella galassia variegata dal cui limbo caotico è emerso e si muove il nuovo califfato islamico (IS).  Ovviamente l’attacco di ieri notte pone l’impellente urgenza di trovare una soluzione rapida ad una situazione che si trascina avanti da diversi anni e davanti alla quale, per inerzia o per interesse, un po’ tutti hanno fatto finta di non poter prendere provvedimenti. Questo fino alla serata di ieri quando l’Europa, ancora una volta, s’è trovata a fare i conti con le proprie leggerezze, e con le proprie ingenuità.