Irruzione alla Diaz: Polizia dovrà risarcire giornalista inglese pestato

La Corte dei Conti della Liguria ha condannato al risarcimento di 110mila euro 16 poliziotti che durante l’irruzione nella scuola Diaz di Genova furono coinvolti nel pestaggio del giornalista inglese Mark Willam Covell. In realtà la prima richiesta di risarcimento stabilita in via transitoria dal Viminale era stata di 340 mila euro ma la riduzione dell’importo si è resa necessaria perché tale cifra avrebbe dovuto essere ripartita tra tutti gli agenti che presero parte al pestaggio e molti di loro, anche in questo caso, non sono mai stati identificati.

diaz-250x250Ciò che appare assodato è che il giornalista fu brutalmente picchiato e poi arrestato con false accuse  nell’intento di mistificare quanto di non convenzionale era avvenuto. I giudici descrivono in questo modo l’avvenimento: “…la prima fila lo colpisce selvaggiamente con i manganelli, viene circondato, dice di essere un rappresentante della stampa. Un poliziotto, agitando il manganello, gli dice che è un black block e che loro ammazzeranno i black block. Viene colpito ripetutamente in tutte le parti del corpo, caricato da quattro poliziotti con gli scudi e spinto verso il muro di cinta della scuola Diaz. Viene ancora colpito con i manganelli sulle ginocchia e crolla a terra. Un poliziotto si stacca dalla fila del lato sud della strada e lo colpisce alla spina dorsale, poi con n secondo calcio lo alza in aria e lo butta sulla strada, altri poliziotti si uniscono a picchiare e gli procurano la frattura di otto costole e della mano. Viene preso e trascinato nel punto in cui si trovava all’inizio del pestaggio da un poliziotto che gli controlla le pulsazioni e cerca di evitare che venga ancora colpito. Riesce a vedere un automezzo della polizia che sfonda il cancello della scuola, infine arriva un altro poliziotto da sud e colpisce nuovamente sui denti il Covell con dei calci, poi dopo un ulteriore colpo sulla testa la vittima sviene e quando si riprende si ritrova in ospedale…”

 

Dei 110 mila euro disposti come risarcimento, 40 mila spettano all’allora comandante del VII nucleo antisommossa Michelangelo Fournier e 60 mila all’allora comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini perché i due comandanti, secondo i giudici, avrebbero dovuto fare tutto ciò che era in loro potere affinché “l’azione non degenerasse in atti delittuosi. Non l’hanno fatto o non sono stati in grado di farlo, neppure quando hanno sicuramente avuto occasione di impedire materialmente comportamenti aberranti dei propri uomini” tranne che per “prendere poi atto sconsolati dello scempio compiuto dagli uomini al loro comando (la “macelleria messicana” che Fournier descrive, scrivono i giudici).