Salvini e Alfano: quando il terrorismo diventa propaganda

Alfano e SalviniChe autorevolezza possiamo riconoscere a dei leader politici che finiscono per strumentalizzare anche gli attentati in Francia? Gli attacchi terroristici dello scorso 13 novembre sono finiti nel “calderone” delle polemiche interne, con Angelino Alfano e Matteo Salvini intenti a darsene di santa ragione a suon di dichiarazioni scomposte.

I tragici avvenimenti dello scorso venerdì sera, che hanno colpito al cuore di Parigi e dell’Occidente intero, hanno spinto il segretario della Lega, Matteo Salvini, a rimarcare le sue convinzioni su terrorismo e immigrazione. Facendogli salmodiare slogan abusati che consigliano di chiudere le frontiere, sospendere Schengen e combattere con le armi i nemici del Califfato di al-Baghdadi. E nelle sue continue esternazioni pubbliche, Salvini non ha dimenticato di muovere pesanti accuse al responsabile della sicurezza nazionale, Angelino Alfano, reo – a  suo giudizio – di consentire l’arrivo indisturbati di immigrati in Italia. Tra i quali, è il timore suo e della Lega tutta, potrebbero confondersi dei terroristi.

I mantra del numero uno del Carroccio hanno fatto saltare i nervi al ministro dell’Interno che, da uno dei salotti più nazional-popolari della tv (quello di Unomattina), ha replicato: Ascoltando Salvini sembra di percepire il suo dispiacere perché gli attentati di Parigi non siano avvenuti in Italia, così da consentirgli di fare caciara e guadagnare voti. Le polemiche in Italia sono deludenti. C’è un momento in cui i leader politici devono dimostrare la loro statura morale, in questo caso dimostrano il loro nanismo morale”. La “bomba” sganciata da Alfano ha sollevato l’inevitabile polverone. Soprattutto sui social network con Salvini lestissimo nel postare (e commentare) le parole dell’avversario politico su Twitter dove l’hastag #alfanodimettiti! ha scalato in poco tempo le classifiche. Incapace Alfano, vergogna! Riempiamo Twitter, facciamo sentire la nostra voce”, ha scritto ai suoi follower Salvini, armando l’ultima battaglia social-mediatica di cui non si sentiva alcun bisogno. Ma quale unità nazionale e buon senso comune? Gli avvenimenti di Parigi hanno snudato l’ennesima “miseria” politica, fatta di propaganda a buon mercato. Incapace di tacitarsi di fronte a circostanze che meriterebbero un rispettoso silenzio. O un’analisi lucida e composta.