“Alfano deve fare la fine di Kennedy”: sei arresti nella notte a Corleone

Progettavano un attentato contro il Ministro degli Interni Angelino Alfano. Ne parlavano, per lo meno, con la sciolta tracotanza di chi esprime un’opinione ben precisa su qualcosa che lo riguardi da vicino. Così i carabinieri del Dipartimento distrettuale antimafia di Palermo hanno fatto scattare le manette per tutti. Sei, gli uomini finiti nella rete degli agenti questa notte.

alfanoUomini dal profilo quasi cinematografico, pastori e mafiosi, religiosi ed assassini. Insomma, generazione vecchia scuola. Gente che, dalle intercettazioni, è risultata avere una venerazione quasi religiosa per i due vecchi boss di Corleone: Riina e Provenzano e che, interrogandosi appunto sul regime carcerario 41 bis al quale i due padrini sono sottoposti, ha trovato nel Ministro un uomo macchiato da troppe responsabilità: “Questo Angelino Alfano- dicevano- è un porco con le persone.. con i voti di tutti.. degli amici è andato a finire la… insieme a Berlusconi ed ora si sono dimenticati di tutti…” e ancora: “io gliel’ho detto a Vincenzo, se siamo, se c’è l’accordo, lo fottiamo a questo.. lo fottiamo.. gli cafuddiamo una botta in testa.”

Propositi sui quali Pietro Masaracchia, uno degli arrestati, aveva termini di paragone ben precisi: “Perché a Kennedy chi se lo è masticato, non ce lo siamo masticati noi altri là in America. E ha fatto, ha fatto le stesse cose che ha fatto qua Angelino Alfano.”

Una diatriba che vedeva addirittura contrapposti due distinti schieramenti, gli interventisti d’orientamento Riiniano e i “moderati” di stampo Provenzanese, con a capo Rosario Lo Bue. Tutti, in ogni caso, residenti a Corleone e pronti ad agire, almeno stando alle intercettazioni dalle quali, nelle ultime settimane, era emersa la necessità di nascondere delle armi. Da qui la decisione, per gli uomini dell’arma, di far scattare il blitz della scorsa notte.