Sospese forniture energetiche all’Ucraina. Kiev: gas russo troppo caro

E’ una piccola guerra dei rifornimenti energetici quella che, da tempo, vede protagonisti la Russia e l’Ucraina. La prima sempre interessata a tenere il controllo della situazione in pugno mentre la seconda, e con lei l’Europa, sempre intimorita di vedersi tagliare i flussi di gas con una scusa più o meno plausibile. Ma quello che è successo in questi giorni ribalta il piano ordinario di rapporti. Kiev ha infatti deciso di non continuare a pagare il gigante Gazprom precisando, tramite il proprio governo, che “non sono loro ( i russi ) che non ci forniscono più il gas, ma siamo noi che non lo compriamo più”. Questo perché i prezzi offerti dall’Europa paiono, ad oggi, più vantaggiosi di quelli del Cremlino. Attraverso la propria produzione di gas e l’importazione dalla Slovacchia tramite il sistema chiamato “reverse flow” ( molto gas-ucraina-535x300supportato dalla Comunità Europea), l’Ucraina sta lentamente tentando di arrivare all’emancipazione energetica ed all’indipendenza da Mosca.

Intanto la Commissione europea, forte di livelli di stoccaggio pressoché massimi, ha fatto sapere di non avere “alcuna preoccupazione” per la vicenda. Le riserve europee “sono piene”, secondo le parole del portavoce europeo, oltre l’81%. Bene anche la situazione italiana, col Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi che conferma il riempimento degli stoccaggi italiani a livelli praticamente massimi, oltre il 90%. Tutta propaganda dunque, si sussurra negli ambienti, eppure si guarda con occhio diffidente l’eterno gigante di sempre, il grande Paese che oggi è ritornato prepotentemente sulla scena internazionale: dal Libano, alla Siria, alla guerra del gas nell’est Europa.