“Prendere 30 e lode a 28 anni non serve a un fico”: polemica sul Ministro Poletti

Di tempo per digerire quest’ennesima strigliata ce ne vorrà sicuramente. Dopo quella dell’ex ministro Fornero che aveva definito i giovani italiani troppo “choosy” (schizzinosi) adesso è la volta del ministro del Lavoro (in carica) Poletti che ieri non le ha mandate a dire. “Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21” ha polemizzato laconico con i giovani intervenuti alla convention di apertura di “Job&Orienta”, la 25 mostra convegno nazionale dell’orientamento, scuola, formazione, lavoro in programma in questi giorni a Veronafiere.

polettiL’ex presidente della LegaCoop, che per dovere di cronaca ricordiamo essere uno dei tre Ministri del governo Renzi senza titolo di laurea assieme ad Andrea Orlando (ministro della Giustizia con maturità scientifica) e Beatrice Lorenzin (Ministro della Sanità con maturità classica), è stato subito surclassato da una valanga di post di protesta, ma non è tutto. Poletti ha continuato a testa bassa a spiegare la sua visione del mondo contemporaneo ai presenti: “I nostri giovani- ha proseguito- arrivano al mercato del lavoro in gravissimo ritardo. Quasi tutti quelli che incontro mi dicono che si trovano a competere con ragazzi di altre nazioni che hanno sei anni meno di loro, e fare la gare con chi ha sei anni di tempo in più diventa durissimo”. Giusta osservazione, in fin dei conti, se non fosse che a confronto con il nostro i sistemi scolastici europei hanno tempi di formazione nettamente più ristretti. E poi c’è la questione del rapporto col mondo del lavoro, che il Ministro non ha mancato di prendere in esame: “Oggi, un’azienda che si mette in relazione con un giovane, la prima cosa che vuol capire non è cosa sappia, ma chi sia. E questo non lo si impara solo dentro un’aula. Per questo l’alternanza è decisiva, consente di fare esperienza, conoscere, mettersi in relazione e valutare meglio le nostre attitudini. Perché il lavoro è una parte essenziale della nostra esistenza”. Stagisti, quindi? Forse, considerando che il nostro Paese ha sviluppato negli ultimi anni un mondo variegato e poco regolamentato di “stage” e “tirocini formativi” presso migliaia di aziende che assumono giovani laureandi. Anche se l’ultimo studio Excelsor/Unioncamere parla di soltanto 10,6 assunzioni sul totale dei tirocinanti e anche se la gran parte di questi stage, quando non è a titolo gratuito, viene pagato attorno ai 300-400 euro mensili. Un’eccellenza, questa, dal sapore squisitamente italiano ma sicuramente, stando alle idee del Ministro Poletti, altamente formativa.