Giornata Mondiale per la lotta all’Aids: la parola d’ordine è “prevenzione”

imagesCome anticipato qualche giorno fa in Italia non accenna a diminuire il contagio da Hiv anzi, secondo il Centro Operativo dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), aumentano le infezioni fra gli omosessuali maschi (42% dei casi), che più spesso si contagiano mediante rapporti sessuali non protetti.

Nel nostro Paese nel 2014 sono state 3.695 le persone, fra i 25 e i 29 anni, a scoprire di essere sieropositive senza contare che, secondo alcune stime, ci sarebbero altri 2-4mila contagiati ancora non “ufficializzati”.

Cresce così anche il numero di persone sieropositive che ancora non sanno di essere state colpite dal virus dell’Aids.

I dati dell’Iss parlano di ‘nuove diagnosi’ nel 2014, cioè di persone che sono venute a conoscenza del loro stato l’anno scorso, ma che potrebbero essere state contagiate anni addietro – ha riferito Massimo Galli, professore ordinario di Malattie Infettive all’Università di Milano, Ospedale Sacco -, e non dimentichiamoci che in Italia esiste un sommerso di persone sieropositive che non sanno di esserlo: si stima che in totale i sieropositivi, noti e non noti, siano 120-130 mila.

Intanto, in occasione della Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids, che si è celebrata oggi, il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (Ecdc) e l’Ufficio Regionale dell’Oms per l’Europa hanno riportato che complessivamente, nel 2014, sono stati 142mila le diagnosi di Hiv nella Regione Europea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che comprende anche le Repubbliche ex sovietiche.

Contrariamente a quanto accade in Italia però, nell’Europa Orientale la trasmissione eterosessuale è la maggiore responsabile dell’aumento dei casi, seguita a ruota dal contagio attraverso lo scambio di siringhe infette tra i tossicodipendenti.

Qual è l’attuale situazione nel mondo?

Prendiamo in esame l’Africa, che risulta essere a tutt’oggi il continente più colpito dalla sindrome da immunodeficienza acquisita.

L’ultimo rapporto Unicef rivela che, su 2,6 milioni di bambini sieropositivi al di sotto dei quindici anni – tra Sud Africa, Nigeria, Kenya, Mozambico e Tanzania -, solo uno su tre ha accesso ai farmaci.

Eppure, nonostante non si sia ancora riusciti ad arginare la diffusione del virus l’Unaids, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’Aids, si è mostrata ottimista: attraverso il progetto Fast Track entro il 2020 tenterà di raddoppiare il numero delle persone in trattamento con farmaci antiretrovirali (salvavita) ed entro il 2030, di eradicare la malattia.

Oggi sono in cura 15,8 milioni di persone, ma gli infetti sono 36,9 milioni, un numero ancora troppo elevato per poter parare di progressi nella lotta alla malattia.

Al momento l’unica difesa contro l’Aids resta dunque la prevenzione che, negli ultimi anni, paradossalmente, è diminuita.

Bisogna tenere alto il livello di attenzione e sensibilizzare per limitare, quantomeno, l’impatto dell’infezione.