L’Inps avverte: 30enni di oggi a rischio povertà assoluta

imagesNel rapporto sulle pensioni “Pensions at a glance 2015″, l’Ocse ammonisce il nostro Paese: la spesa pubblica per la previdenza in Italia ha registrato un livello – che tra il 2010 e il 2015 ha assorbito il 15,7% del Pil -, quasi doppio rispetto alla media dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Dopo di noi solo la Grecia!

Record negativo anche sul fronte dei contributi previdenziali. L’Inps annuncia che i trentenni di oggi andranno in pensione a 75 anni e con un assegno mediamente più basso del 25 per cento, paventando un rischio povertà assoluta per la generazione degli anni ‘80, che non avrà a disposizione alcun reddito a causa dell’impossibilità di raggiungere “un certo ammontare di prestazione” prima dell’età pensionabile.

E Parigi bacchetta l’Italia: “la sostenibilità finanziaria ha bisogno di ulteriori sforzi se si vuole mantenere il sistema in equilibrio”, insomma urgono riforme.

La spesa ha raggiunto livelli record, il peso dei contributi sul lavoro dipendente non ha pari in Europa e le tasche dei pensionati italiani sono sempre più vuote.

In Italia per le pensioni si spende troppo, basti considerare il costo dei rimborsi parziali, già partiti dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco, nel 2012-2013, delle pensioni sopra i 1.500 Euro.

In futuro – dice il rapporto – i trattamenti pensionistici saranno più bassi per molti lavoratori e per i più sfortunati tra i pensionati di domani, ovvero quei giovani che non riescono a entrare nel mercato del lavoro, le prospettive sono ancora più fosche”.

Così l’Ocse sottolinea la necessità di trovare “ulteriori risorse” nel breve periodo per ridurre l’impatto sulle casse dello Stato, “già gravate da una spesa eccezionale”.

Ma il Governo replica: “interventi immediati per ridurre la spesa non sono al momento possibili, la flessibilità in uscita è stata rinviata al prossimo anno e il cantiere è tutt’altro che a buon punto”.

Inps e sindacati intanto premono: la prima apportando suggerimenti all’Esecutivo, i secondi affinché venga modificata la legge Fornero.

Proprio oggi il presidente Inps, Tito Boeri “è tornato a punzecchiare l’esecutivo”, delineando uno scenario tutt’altro che roseo: “Se l’economia italiana non cresce almeno dell’1% all’anno – ha detto -e non c’è un processo di maggiore stabilizzazione del lavoro, iniziando con prospettive di carriera più lunghe, senza tutte le interruzioni che contraddistinguono spesso i contratti temporanei o precari, ci potrebbero essere problemi molto seri in futuro”.

Inoltre, considerando che negli ultimi 10 anni, con le riforme del sistema previdenziale il tasso di occupazione degli italiani tra i 55 e i 64 anni è cresciuto di 15 punti – passando dal 31% al 46% -, si profila per i pensionati dell’avvenire un quadro ancor più deprimente.