Rapporto Censis: “Italia vittima di profonde paure.” E il governo Renzi non aiuta

Il Censis ha pubblicato il suo consueto rapporto annuale sulla situazione economico-sociale del nostro Paese. Quello che ne viene fuori è uno scenario contraddittorio, una fotografia in controluce dell’Italia contemporanea e renziana, post moderna eppure profondamente radicata nel proprio passato; con palesi crisi di identità e “sconnessioni” sociali.

Come spiega Giuseppe De Rita l’Italia di oggi è un Paese nel quale fenomeni come la “pura cronaca” e “il virus della disarticolazione dei pensieri” convivono con fenomeni come “l’approccio di corto respiro” e una profonda solitudine “di cui si scorge traccia anche nell’ossessiva simbiosi dei giovani con il proprio telefono cellulare”. Povertà di progettazione del futuro, un generale pessimismo collettivo sono i dati d’analisi che completano uno scenario veramente poco gratificante. A tutto ciò, continua il report, fa da contraltare rapporto-censisun “generoso impegno” per il “rilancio del primato della politica” da parte del governo, sostenuto da un “folto insieme di riforme”. Purtroppo, quella “mobilitante tensione al cambiamento sociale”, attribuita positivamente all’esecutivo di Renzi, sfuma per mancanza di una “reazione chimica collettiva” e di “quella osmosi tra politica e mondi vitali sociali che hanno caratterizzato i migliori periodi della nostra storia recente”. La leadership solitaria del presidente del consiglio pare, in questa prospettiva, più un disincentivo al cambiamento che un dato positivo poiché, stando all’opinione del Censis, “la centralità del conflitto” è da sempre stata un fattore di sviluppo.

Resta comunque una profonda consapevolezza del proprio passato, “l’intima sicurezza di non avanzare alla cieca, ma avendo alla base il decoroso modello di sviluppo creato a partire dagli anni ‘70” e un’ulteriore qualità, forse molto nostrana, di una profonda “fedeltà continuata nel primato della diversità dei comportamenti, dei pensieri e delle opinioni.”

Ancora, andando oltre si individua una capacità della società di “esprimere una certa dose di invenzione” anche se tale propensione si sviluppa “nell’indifferenza del dibattito socio politico”, ed una serie di “modelli vincenti” come la naturalezza dei nostri giovani a trasferirsi all’estero, la fiducia nelle start up, l’integrazione crescente tra agroalimentare e turismo, il nuovo made in Italy, la “naturalezza delle famiglie di mettere a reddito il proprio livello patrimoniale, ad esempio con i bad and breakfast”.

Insomma, se non va tutto troppo bene non è neppure detto che tutto, in fondo, sia da buttare. E dallo studio emerge una tensione trainante da parte della società. Una tensione che spesso la politica e i mass media trascurano con risultati tutt’altro che positivi.