Omicidio stradale: si va verso la fiducia?

omicidio stradaleMentre la Camera si concede una lunga pausa (le sedute riprenderanno il prossimo 14 dicembre), in concomitanza con la discussione della Legge di Stabilità in commissione Bilancio, al Senato si dibatte sul ddl sull’omicidio stradale. Il testo, giunto alla sua terza lettura, sembra incamminarsi verso il maxiemendamento sul quale il Governo sarebbe orientato a chiedere la fiducia. .

Ma cosa prevede la norma più volte rimaneggiata, che da più di un anno e mezzo tenta di ottenere il via libera parlamentare? Un sostanziale inasprimento delle pene. Nel dettaglio: continuerà a rischiare dai 2 ai 7 anni di carcere chi provocherà la morte violando il codice della strada, mentre chi ucciderà in stato di ebbrezza (con un tasso alcolemico alto, di oltre 1,5 grammi al litro) o sotto effetto di droghe rischierà dagli 8 ai 12 anni di reclusione. Pene leggermente più leggere – dai 5 ai 10 anni – sono, invece, previste per chi provocherà la morte con un tasso alcolemico più basso (fino a 0,8 grammi al litro) e per chi verrà accusato di condotte pericolose (eccesso di velocità, guida contromano, inversioni a U, sorpassi ecc…). Non solo: il testo prevede inasprimenti anche per le lesioni: la pena base resta invariata, mentre si faranno più pesanti le sanzioni per chi guiderà in stato di ebbrezza o sotto effetto di stupefacenti causando lesioni gravi (dai 3 ai 5 anni di carcere) o gravissime (dai 4 ai 7 anni).

Ancora: il ddl che si incammina verso la fiducia prevede anche pene più severe per i conducenti di camion e di mezzi pubblici e, ovviamente, per chi, dopo l’incidente provocato, si dà alla fuga. In caso di condanna, la patente verrà immediatamente revocata e dovranno passare 15 anni prima che l’omicida possa conseguirla nuovamente (5 per chi causa lesioni). A meno che non sia fuggito: in quel caso, la patente potrà essere ottenuta solo dopo 30 anni. Infine: il testo in discussione al Senato prevede anche il raddoppio dei termini di prescrizione e l’obbligo dell’arresto in flagranza di reato, quando cioè il “pirata della strada” risulti inequivocabilmente ubriaco o drogato.