Morto Ilunga Mwepu, il calciatore che batté la punizione al contrario

ilungaTempo fa, su queste pagine, avevamo già parlato di Joseph Ilunga Mwepu, l’ex calciatore dello Zaire noto per aver calciato una punizione al contrario, indirizzando la sfera verso la tribuna, ai Mondiali di Germania del 1974.

Dopo una lunga malattia Mwepu, lo scorso venerdì, è morto a 65 anni a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo.

L’ex calciatore era passato alla storia per questo gesto clamoroso che, negli anni, è stato visto da centinaia di milioni di persone.

Il 22 giugno del 1974 si disputava a Gelsenkirchen, in Germania, il match tra la squadra dello Zaire ed il Brasile, allora campione del mondo in carica. All’epoca l’attuale Repubblica democratica del Congo era governata dal dittatore protagonista del golpe del 1960, Mobutu Sese Seko, dapprima capo di stato maggiore poi presidente del Paese Africano dal 1965.

Mubuto restò al potere fino al 1997, quando la rivolta condotta da Laurent Kabila pose fine alla sua feroce dittatura.

Questi, che evidentemente ravvisava nel calcio uno strumento di affermazione internazionale, prima che si disputasse la gara aveva imposto un aut aut alla squadra: se avessero perso col Brasile con un punteggio superiore di 3-0 i calciatori sarebbero stati uccisi.

Ebbene all’85esimo la squadra africana perdeva col Brasile 3 a 0, quando l’arbitro fischiò una punizione per il Brasile. E proprio mentre il potente Rivelino si apprestava a calciare la palla con uno scatto Mwepu se ne impossessò lanciandola verso la tribuna, lasciando gli astanti attoniti e ammutoliti.

Il giorno dopo i media di tutto il mondo schernirono il giocatore africano, senza considerare che in realtà, quella punizione battuta al contrario, rappresentava l’ultimo disperato gesto di un uomo che voleva salva la vita.

Solo nel 2002 Mwepu raccontò la verità alla Bbc: «Mobutu ci aveva minacciato di morte, eravamo già sul 3-0, fui preso dal panico e calciai il pallone lontano. I brasiliani ridevano, ma non capivano cosa io provassi in quel momento».

Ora che è scomparso sarà ricordato per aver salvato la sua stessa vita e quella dell’intera squadra, e per il suo programma di «autenticità africana» che concorse al cambio del nome del Paese, nel 1971, da Zaire a Repubblica democratica del Congo.

di Michela De Minico