“Schedare rifugiati anche con la forza”: pressing Ue sull’Italia

E’ al varo in queste ore il piano della Commissione Ue per il controllo delle frontiere. Un sistema che mira a creare una forza di pronto intervento di 1500 uomini messi a disposizione degli stati che dovessero averne bisogno in caso di emergenza. Come ricorda Manfred Weber, leader del Ppe all’Europarlamento: “Se uno stato non sa controllare le frontiere, l’Ue deve essere in grado di assumersene la responsabilità.” Questa l’aria che tira. Intanto, fra le mille migranti forzapolemiche che ha già suscitato, si fa presente da Bruxelles che, in caso di mancata raccolta di impronte digitali negli “hot spot” mediterranei si potrà procedere al loro reperimento, qualora necessario, anche con “l’uso della forza.” L’idea dell’Europa è quella di arrivare “al più presto” a registrare il 100 per cento degli sbarchi, costi quel che costi. In generale, il rapporto sull’operato di Roma ed Atene non lascia molto scampo ai risultati del nostro paese. Una lunga serie di “n.a.” (“non disponibile”) testimonia la carenza di efficacia nelle procedure di identificazione italiane, mentre la Grecia pare essersela cavata con risultati leggermente migliori.

Per questo motivo, approfittando dell’inverno, l’Ue ricorda che questo periodo di sbarchi in diminuzione “è l’occasione per mettere a posto la macchina della ricezione.” Pronta la risposta del ministero degli Interni che ha disposto l’acquisto, “con procedura d’emergenza”, delle macchine fotografiche necessarie per schedare i rifugiati. Un tentativo, in extremis, di alleggerire il pressing ossessivo delle Istituzioni comunitarie.

di Giuseppe Caretta