L’Argentina ha eletto un nuovo presidente, è Mauricio Macrì

Mauricio Macri, di chiara discendenza calabrese, è il nuovo Presidente della Repubblica Argentina

 

 Mauricio Macri, festeggia la sua elezione a Presidente

Mauricio Macri saluta i suoi sostenitori di Cambiemos

 

Sono stati parecchi i fatti, a dir poco, storici che si sono verificati, in rapida successione, durante le elezioni presidenziali argentine 2015.

Il candidato, Mauricio Macri, espressione della nuova entità politica Cambiemos, nonchè da svariati anni Capo el Governo  della C.A.B.A, la Ciudad Autonoma de Buenos Aires, che si regolamenta, per intenderci, secondo la costituzione Argentina, quasi come Whashington D.C, è riuscito nell’impresa, da molti considerata impossibile, di porre fine a dodici anni di amministrazione K, sconfiggendo il candidato del Frente para la Victoria, Daniel Scioli.

Il Frente ha amministrato la repubblica Argentina, dal 2003 con l’affermazione di Nestor Kirchner e le due presidenze della di lui moglie, Cristina Fernandez de Kirchner, eredi di una particolare concezione del Peronismo.

Mauricio Macri, figlio di Franco Macri, multimilionario argentino, ex presidente della squadra di calcio del Boca Juniors, prestato alla politica, vincendo le elezioni per il governo della Città di Buenos Aires, passa alla storia non tanto per la percentuale della sua vittoria, ottenuta al ballottaggio (elemento gia di per se unico, essendo il ricorso al ballottaggio del 22 novembre un fatto mai accaduto nella storia del Paese Sud Americano) ma per la sua non appartenenza ai due grandi blocchi politici storici in Argentina: il Peronismo e il Radicalismo.

Finisce un epoca caratterizzata, soprattutto durante l’ultima presidenza di Cristina, per un isolazionismo quasi ostico, con alcune misure drastiche in tema di valuta straniera, come il mai ufficialmente ammesso “cepo cambiario”, ovvero l’impossibilità da parte dei comuni cittadini di poter comprare liberamente presso la propia banca moneta straniera (normalmene dollari americani o euro), un avvicinamento in politica estera al Venezuela di Chavez prima e Maduro poi, senza tenere nel minimo conto le gravi violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti degli oppositori al regime venezuelano.

Il Modelo, come lo chiamano i  Kirchneristi, effige di quel personalismo politico che tanto attrae gli argentini, figlio del fantasma del generale Juan Domingo Peron, ha portato l’Argentina sull’orlo del baratro economico, con un inflazione ufficiale che supera il 20% annuale e con oltre 12 milioni di argentini che beneficiano (e dipendono) di aiuti economici da parte dello stato.

Sintetizzare gli ultimi anni, politicamente ed conomicamente parlando, non è compito facile. Si, dovremmo cercare di analizzare, per quanto possibile, la figura del nuovo presidente della Repubblica, questo ingegnere di Buenos Aires, che ha già annunciato tolleranza zero contro la corruzione politica e, in linea con il suo compromesso filantropico ha donato l’intero importo dell’assegno presidenziale alle Scuole Rurali del profondo e (poverissimo) Nord Argentino.

Macri è riuscito in un impresa che veniva considerata quasi impossibile da molti analisti e giornalisti argentini: quella di sconfiggere, una volta e per sempre, il modello voluto e imposto da oltre una decade di governo Peronista.

Macri ha messo insieme quasi tredici milioni di argentini che lo hanno votato al ballottaggio, creando una alternativa credibile e definitiva, cancellando tutte le speranze di continuità politica del candidato Peronista, Daniel Scioli, il grande sconfitto, come grande sconfitta appare la figura della “Presidenta”, come ama farsi chiamare, Cristina Fernandez de Kirchner.

Il dieci dicembre scorso, a partire dalla mezzanotte, Mauricio Macri, si è convertito nel nuovo presidente dell’Argentina. Una nazione a cui siamo storicamente e culturalmente estremamente vicini, come scriveva il grande Borges, “a volte non mi sento completamente argentino, perchè nel mio sangue non scorre sangue di origine italiana”.

 

Massimo Scipilliti