Ohio: nessun procedimento per l’agente che uccise un dodicenne

Rabbia e sgomento a Cleveland, dopo la decisione del Grand Jury di non perseguire penalmente l’agente colpevole dell’omicidio del dodicenne afroamericano Tamir Rice.  Il ragazzino giocava con una pistola giocattolo per strada tamir-rice-12-shot-to-death-by-cleveland-policequando un cittadino, allarmato, ha chiamato la polizia. Durante la telefonata, però, lo stesso uomo avrebbe fatto presente che molto probabilmente si trattava di un’arma finta anche se questa informazione non sarebbe stata passata ai due poliziotti intervenuti sul posto, Loehmann e Gambrick. Il procuratore della contea di Cuyahoga, Timothy McGinty, così ha giustificato l’operato delle forze dell’ordine: “E’ inconfutabile – afferma – che Rice stava tirando fuori la sua arma quando gli è stato sparato e non c’era modo per gli agenti di sapere che era una pistola giocattolo”. Inoltre, il poliziotto avrebbe avuto “pochi secondi per assumere una decisione” e la legge, continua il procuratore, deve garantire il beneficio del dubbio.

Secondo la famiglia della vittima, però, le autorità hanno “manipolato” il processo decisionale del Grand Jury per indurlo a soprassedere all’accusa di omicidio colposo. Non sono in corso proteste violente come nel caso di Ferguson, ma la notizia è comunque corsa velocemente per la città tanto che diversi presidi spontanei sono nati davanti alle stazioni di polizia.

Giuseppe Caretta