Pd-Sel: un centrosinistra da ricompattare

SiCi sono due modi di lasciare un partito: con serenità o con livore. I fuoriusciti dal Pd – approdati, insieme ai “vendoliani”, in Sinistra Italiana – sembrano avere optato per la seconda scelta, visto che, interpellati ripetutamente sull’argomento, continuano a chiudere alla possibilità di ricucire con gli ex compagni di strada. Anche in vista delle primarie di coalizione che si svolgeranno, nei prossimi mesi, in alcune tra le principali città italiane.

Lo scenario appare quanto mai compromesso. In pratica, il Pd starebbe tentando di riaprire un dialogo con coloro che hanno scelto di abbandonare le sue fila. Perché? Perché l’approssimarsi delle elezioni amministrative a Roma, Milano, Torino e Napoli (solo per citarne alcune) impone di organizzarsi per tempo, per scongiurare la disfatta. Ovvero per evitare di consegnare le chiavi di queste e di altre città alle forze avversarie. Da qui l’appello del vicesegretario democratico, Lorenzo Guerini“Il Pd – ha detto – lavora perché si ricreino le condizioni per ripetere esperienze di governo dove si è governato con il centrosinistra. Chi rompe per ragioni legate a motivi nazionali sbaglia ed è irresponsabile. Corse in solitaria sono velleitarie”.

A rispondergli è stato il capogruppo di Sel, Nicola Fratoianni“Se ne dimenticano tutto l’anno e riscoprono il valore del centrosinistra alla vigilia delle urne – ha commentato puntuto – Fanno appelli ipocriti, non ci consideravano un’accolita di gufi conservatori, un rimasuglio nostalgico della stagione delle coalizioni?”. Il sentore (neanche troppo velato) è che i presupposti per sedersi a un tavolo a negoziare i nomi dei futuri candidati sindaci di centrosinistra non ci siano affatto. Soprattutto a Roma dove l’ex Pd, Stefano Fassina, sta già scaldando i motori della campagna elettorale. Ieri sul suo blog, ad esempio, ha proposto di dirottare le risorse che dovrebbero essere destinate all’organizzazione delle Olimpiadi 2024 al potenziamento del trasporto pubblico urbano. Segnando, con maggiore nettezza, la linea di divisione con gli ex compagni di partito di fede renziana. Per non parlare di Milano dove la candidatura di Giuseppe Sala (ex commissario di Expo sponsorizzato dal premier in persona) rischia di esasperare ulteriormente le distanze tra dem e fuoriusciti.