In Siria la popolazione muore di fame in diverse città: “Per favore, aiutateci!”

A 40 km ad ovest di Damasco, in “un’area completamente circondata da montagne coperte di neve” c’è una piccola cittadina nella quale la gente muore lentamente di fame. Si tratta di una città finita del mirino delle forze governative madaya2e delle milizie di Hezbollah da quasi quattro mesi, quando i vertici militari del Presidente Assad decisero di mettere sotto assedio la popolazione civile per piegare, una volta per tutte, la resistenza armata nata nella vicina città di Zabadani e che qui, a Madaya, aveva ripiegato.

Hezbollah, Assad, i bombardamenti russi. Difficile dire chi abbia più responsabilità nel dramma che sta investendo la città in queste settimane, eppure dalla Siria in guerra arrivano immagini di gente ridotta ad un mucchio d’ossa. Come denunciano da più parti Save the children, Medici senza Frontiere, e varie fonti mediche locali a Madaya sono morte di stenti almeno 20 persone negli ultimi giorni. Il rappresentante dell’Onu presso il governo siriano, Yaqoub al Hilo ha affermato che “42 mila persone sono a rischio inedia”. Non c’è corrente elettrica, a Madaya, non c’è combustibile per affrontare il rigido inverno che sta mettendo alla stregua una popolazione già estenuata dalla guerra. Ma soprattutto, più di tutto, a Madaya non c’è cibo. L’ultimo rifornimento è arrivato lo scorso madaya3ottobre, come reso noto da Medici senza Frontiere, poi più nulla. Adesso la gente, qui come a Fuaa, a Kafraya, città che nessuno vuole vedere, responsabilità che nessuno si vuole assumere, muore “al rallentatore – come racconta in lacrime Louay, anch’essa prigioniera da un mese, condannata lentamente a morire di fame-. Mangia foglie, fiori fatti crescere nei vasi di casa. Io ho mangiato un petalo, amarissimo, ma non abbiamo altro”. Racconta, come se fosse possibile per gente che non vive in quel posto comprendere cosa possa significare mangiare un petalo di fiore per continuare a rimanere vivi.

Uno degli abitanti di Madaya appare in un video postato in rete. Ha gli occhi calmi, abbandonati: “Noi che colpa abbiamo? – chiede al mondo guardando l’obbiettivo – I miei bambini possono mangiare solo foglie ed erba– stanno morendo. Portateci armi, portateci angeli. Per misericordia, aiutateci!”

Adesso il governo di Assad ha permesso che un convoglio umanitario raggiunga la città prima che questa emergenza diventi di proporzioni ancora più drammatiche. “Il costo di un kg di riso – spiega l’attivista Nasir Ibahim – in questa zona può raggiungere i 200 dollari e il latte in polvere è quasi un bene di lusso, per il quale si pagano circa 300 dollari.” Un inferno. Dal quale emergono, come spettri, gli occhi sporgenti dei bambini moribondi di Madaya, gli occhi di una richiesta d’aiuto che nessuno, per il momento, sembra intenzionato ad ascoltare.

A seguire un video di testimonianza:

Giuseppe Caretta