Riforme costituzionali: Renzi scommette tutto sul referendum

Matteo RenziIn una lunga video-intervista a Repubblica Tv, il premier Matteo Renzi ha toccato ieri tutti i temi al centro del dibattito politico nazionale e internazionale. Dai dati sulla disoccupazione al terrorismo jihadista, dall’economia europea al reato di clandestinità. Dal commissariamento degli istituti bancari con i conti in rosso all’endorsement a Roberto Giachetti come futuro sindaco di Roma. Passando ovviamente per il caso di Quarto che, secondo il presidente del Consiglio, dimostra che al M5S non può essere riconosciuto alcun monopolio della morale.

Ma c’è un punto su cui il premier-segretario del Pd ha voluto marcare l’accento una volta di più: quello che riguarda la riforma costituzionale intenzionata ad abolire (una volta per tutte) il bicameralismo perfetto. Alla fine dei lunghi passaggi in Aula (il testo è stato approvato in seconda lettura alla Camera e attende adesso di ritornare in Senato), Renzi ha confermato l’intenzione di sottoporre il provvedimento al voto degli italiani. E ha ribadito di scommettere tutto sull’appuntamento referendario di ottobre: Se perdo il referendum sulle riforme costituzionali, smetto di far politica – ha confermato Renzi – Ad aprile, dopo il secondo passaggio parlamentare, partiremo subito con la campagna referendaria. Insisto su questa questione non perché voglio trasformare il referendum in un plebiscito su di me, ma perché intendo assumermi precise responsabilità”.

Di più: secondo il presidente del Consiglio, l’idea di subordinare la sua permanenza sulla scena politica italiana ai risultati del referendum sulla riforma costituzionale è qualcosa che rimanda al “modello anglosassone” secondo il quale “fai uno-due mandati e te ne vai”. “Dopo che hai fatto la riduzione delle tasse, il Jobs Act, la riforma della scuola e della Pa – ha spiegato Renzi inanellando tutti i provvedimenti approvati fin qui – arrivi alla riforma costituzionale, la partita su cui ti sei giocato tutto. E se la perdi, devi trarne le conseguenze”.

Tra i primi a commentare le intenzioni del presidente del Consiglio, Matteo Salvini. “Renzi dice che quello sulle riforme sarà un referendum su di lui e che se perde va via, un modo per votare un presidente del Consiglio che nessuno ha mai votato – ha affondato il leader della Lega Nord – Io do appuntamento a 60 milioni di italiani ad ottobre, così lo mandiamo a casa“. E anche per il ddl targato dal ministro Maria Elena Boschi, Salvini non ha usato parole troppo lusinghiere: “E’ una pessima riforma costituzionale che mette tutto nelle mani di uno Stato centralista”, ha tagliato corto.

Maria Saporito