La Turchia bombarda l’Isis in Siria e in Iraq

Il rapporto è di 20:1, ma c’è il fattore responsabilità oggettiva. A tanto ammonta, in ogni caso, la proporzione fra le vittime dell’attentato che ha colpito Istanbul e quelle causate dalla Turchia nei bombardamenti delle postazioni dello Stato Islamico fra Iraq e Siria. Una risposta chiara e immediata che Ankara non ha mancato di rivendicare: Siria: Tv, doppio attentato a Homs, almeno 14 mortiIl nostro Paese – ha dichiarato il premer Ahmet Davutoglou – effettuerà anche raid aerei se necessario, e manterrà la sua posizione fino a quando lo Stato Islamico abbandonerà le sue aree di confine”. Una mossa che non alleggerisce certo le già complicate relazioni internazionali, come ha sottolineato anche il portavoce del ministro degli Esteri russo, Maria Zakharova, per la quale la politica “distruttiva” portata avanti dalla Tuchia in Siria non fa nient’altro che gettare benzina sul fuoco. Le vittime dell’attacco sferrato da Ankara sarebbero 200, tutti miliziani dell’Is.

Intanto il ministro dell’Interno tedesco, Thomas De Maiziere, smentisce le informazioni diffuse sin dal giorno dell’attentato per le quali si era arrivati ad identificare l’autore della strage con un saudita proveniente dalla Siria. Non è dunque, secondo Berlino, Nabil Fadli il terrorista che ha causato la morte di 10 persone ad Istanbul. In tutto questo susseguirsi di notizie ed interessi Mosca fa sapere di aver arrestato 3 uomini nella provincia di Antalaya legati allo Stato Islamico uno dei quali, Aydar Suleymanov, gestiva “un canale stabile per il traffico di persone” dalla Russia ai territori occupati dall’Isis.

Giuseppe Caretta