Linea dura della Svizzera: confisca dei beni ai richiedenti asilo

Dopo la Danimarca, un altro Paese europeo si accinge ad abbracciare la proposta di legge che prevede la confisca dei beni dei richiedenti asilo al fine di pagare, in questo modo, le spese necessarie al loro sostentamento. E’ l’imparziale Svizzera, questa volta, a dare una sterzata autoritaria alla gestione flussi. I migranti in arrivo nello stato elvetico, infatti, saranno obbligati a consegnare fino a 10.000 franchi svizzeri ( più o meno 9.000 euro) dei migranti svizzeraloro beni alle autorità. Verrà quindi consegnata loro una ricevuta, da utilizzare come documento attestante l’avvenuta “transazione”. Stesso linea di pensiero di Copenaghen, dunque, con l’Europa che mostra i denti e lascia intravedere l’aspetto più duro della propria sovranità. Solo pochi giorni fa, quando la legge è stata approvata in Danimarca, i media di tutto il mondo insorsero contro i contorni vagamente anti-storici di questa proposta: fu infatti la Germania di Hitler ad imporre la confisca di beni preziosi e denaro agli ebrei prima di deportarli verso i campi di concentramento. Il Primo Ministro danese ha subito ribattuto difendendo l’operato del governo: “Esagerano a paragonarci ai nazisti”. Intanto, si viene a scoprire che la suddetta legge prevede che, all’arrivo in Danimarca, la polizia sia autorizzata a procedere con delle perquisizioni e che, di tutto ciò che verrà confiscato, soltanto anelli nuziali ed oggetti di evidente valore sentimentale vengano lasciati ai loro possessori. Insomma, se il compito delle confische naziste era anche  quello di privare gli individui della loro identità, qui nell’Europa civile e democratica si vogliono solo pagare le spese di soggiorno. Una differenza che basta a molti per sentirsi a posto con la coscienza.

Giuseppe Caretta