L’Europa riunita ad Amsterdam per la sopravvivenza del trattato di Schengen

Si aprirà oggi ad Amsterdam il Consiglio dei ministri dell’Interno, il summit convocato per affrontare la difficile situazione che l’Europa sta attraversando nella gestione dei flussi migratori. Dall’asse del Nord a quella mediterranea schengenle posizioni dei vari Paesi appaiono orientate verso prospettive differenti. Il rischio da scongiurare, ovviamente, è che si metta in moto quel meccanismo di “autodifesa” per il quale ognuno agisca sulla base dei suoi interessi. Come ha sottolineato il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, “distruggere il sistema Shengen vuol dire mettere l’Europa drammaticamente in pericolo, dal punto di vista politico ed economico”. La stoccata è verso quei Paesi dell’Asse del Nord, (Danimarca, Austria, Svezia) che hanno già deciso unilateralmente di chiudere i loro confini per un periodo di tempo limitato. Anche la Germania, d’altronde, non ha tergiversato molto, ed è tornata a controllare  le proprie frontiere giustificando questa decisione come una risposta dettata dalle scelte dello Stato confinante.

Una situazione in fibrillazione dunque, con l’Italia e la Grecia in prima linea per far si che venga rispettata quella redistribuzione delle quote tanto invisa ai paesi più “intransigenti”. Belgio, Polonia e Ungheria sono nettamente a favore per una sospensione di Shengen per almeno due anni, anche se gli analisti sono concordi nell’affermare che, almeno nel caso del Belgio, si tratti più di una forma di pressione verso Grecia ed Italia per far si che vengano attivati quei centri di identificazione, i cosiddetti “hotspot”, tanto cari a Bruxelles e a Berlino. Se dovesse vincere la linea “purista” propugnata dai membri Ue più categorici tanto il nostro paese, tanto Atene, rischierebbero di trovarsi incastrati in una serie inarrestabile di nuovi arrivi, essendo più che probabile l’apertura di nuove tratte tra l’Albania e il Montenegro ed quasi certa una impennata degli sbarchi provenienti dalla Libia. Come ha sottolineato anche il viceministro dell’Interno, Filippo Bubbico: “Noi stiamo facendo la nostra parte e ci auguriamo non prevalgano gli interessi nazionali. Se dovesse cadere il trattato di Shengen saremmo costretti a rivolgerci all’Onu visto che noi abbiamo la responsabilità della difesa del Mediterraneo”. Non resta che attendere per capire quale linea d’interesse prevarrà o se si troverà una soluzione auspicata quanto necessaria.

Giuseppe Caretta